Ryan Gosling ed Emily Blunt guidano l’action di David Leitch che è una dichiarazione d’amore a quella gigantesca macchina collettiva capace di trasformare il pericolo in meraviglia
The Fall Guy: dietro ogni grande star c’è qualcuno che cade al posto suo
Il cinema ha sempre avuto bisogno di illusioni. Un attore precipita da un palazzo, attraversa un’esplosione o viene scaraventato contro una parete. Lo spettatore trattiene il fiato e associa quel corpo al volto della star. Spesso, però, quel corpo appartiene a qualcun altro. The Fall Guy parte precisamente da questa sostituzione e decide finalmente di spostare l’inquadratura verso chi normalmente rimane fuori dai riflettori.
Colt Seavers, interpretato da Ryan Gosling, è uno stuntman professionista e la controfigura abituale della star Tom Ryder, interpretata da Aaron Taylor-Johnson. Quando un’acrobazia finisce male, Colt subisce un grave infortunio e abbandona il set. Insieme al lavoro lascia anche Jody Moreno, interpretata da Emily Blunt, con la quale stava costruendo una relazione. Diciotto mesi dopo, la possibilità di tornare sul set sembra coincidere con quella di recuperare entrambe le cose.
La premessa potrebbe sostenere da sola una commedia romantica. David Leitch, invece, continua ad aggiungere ingredienti. Jody sta dirigendo il suo primo grande film, l’improbabile kolossal fantascientifico Metalstorm. Tom Ryder scompare. Colt viene incaricato di ritrovarlo e quella che dovrebbe essere una produzione cinematografica comincia progressivamente a trasformarsi in un vero action movie.
Il gioco è scoperto fin dall’inizio. The Fall Guy parla di cinema mentre fa cinema. Mostra gli artifici e contemporaneamente continua a utilizzarli per meravigliarci.
David Leitch racconta il mestiere dal quale proviene
Difficilmente si sarebbe potuto trovare un regista più adatto. Prima di passare dietro la macchina da presa, David Leitch è stato uno stuntman e una controfigura. Ha lavorato con Brad Pitt, Jean-Claude Van Damme e Matt Damon, per poi portare quella conoscenza fisica dell’azione dentro film come John Wick, Atomica bionda, Deadpool 2 e Bullet Train. The Fall Guy sembra quasi il punto verso il quale quella carriera stava procedendo.
Qui l’azione non è semplicemente spettacolo. Diventa anche dimostrazione del lavoro necessario per produrlo. Un’automobile deve ribaltarsi, un corpo deve attraversare una superficie, qualcuno deve essere trascinato da un veicolo. Dietro ogni effetto esiste una preparazione tecnica fatta di calcoli, coordinamento e persone che accettano di mettere il proprio corpo al servizio dell’inquadratura.
Leitch conosce quella realtà abbastanza bene da poterne ridere. Non trasforma gli stuntman in martiri e non costruisce una celebrazione retorica del mestiere. Colt viene picchiato, incendiato, scaraventato e investito con una frequenza talmente assurda da trasformare la resistenza fisica in una gag ricorrente. Poi si rialza.
Perché è esattamente ciò che deve fare uno stuntman.
Un action movie che vuole far vedere come nasce un action movie
Il divertimento cresce quando The Fall Guy comincia a sovrapporre il film che stiamo guardando a quello che Jody sta girando. Metalstorm è volutamente eccessivo. Alieni, esplosioni, costumi improbabili, battaglie e una storia d’amore vengono assemblati dentro un blockbuster che sembra contenere tutti gli stereotipi possibili del cinema spettacolare.
Eppure non c’è disprezzo.
Il film prende in giro Hollywood perché la conosce e soprattutto perché la ama. Le battute sui produttori, sulle star ingestibili, sui dialoghi da riscrivere, sugli effetti speciali e sulle esigenze commerciali non assumono mai il tono della superiorità. David Leitch non vuole dimostrare quanto siano stupidi gli action movie. Vuole ricordarci quanto lavoro serva per costruirne uno.
La macchina del cinema diventa quindi parte dello spettacolo. Tecnici, stunt coordinator, operatori, assistenti e maestranze non sono semplicemente figure che attraversano lo sfondo. Costituiscono quel sistema collettivo senza il quale l’immagine non potrebbe esistere.
The Fall Guy celebra proprio questa dimensione artigianale. Prima che un’esplosione diventi un’esplosione cinematografica, qualcuno deve prepararla. Prima che un’automobile voli, qualcuno deve costruire il salto. Prima che lo spettatore possa credere all’impossibile, decine di persone devono renderlo possibile.
Ryan Gosling è una star che interpreta l’uomo che rende grande un’altra star
La scelta di Ryan Gosling contiene già una bella ironia. Una delle star più riconoscibili della propria generazione interpreta un uomo il cui mestiere consiste nel non essere riconosciuto. Colt deve assomigliare abbastanza a Tom Ryder da sostituirlo, ma non abbastanza da prendersi il merito.
Gosling utilizza magnificamente questa contraddizione. Il suo personaggio possiede tutte le caratteristiche fisiche dell’eroe action, senza avere la sicurezza emotiva del protagonista tradizionale. Sa lanciarsi da altezze folli e affrontare situazioni impossibili. Quando deve parlare con la donna che ama, invece, diventa molto meno efficace.
L’attore lavora proprio su questa distanza tra corpo e personalità. Colt può essere estremamente cool e, pochi secondi dopo, diventare ridicolo. La comicità non distrugge il suo fascino. Lo rende più umano. Gosling aveva già dimostrato di conoscere molto bene questo registro, nel quale la bellezza e il carisma possono convivere tranquillamente con l’autoironia.
Anche il confronto con Tom Ryder diventa significativo. Aaron Taylor-Johnson costruisce una star vanitosa, egocentrica e ossessionata dalla propria immagine. Ryder vuole essere considerato l’uomo che compie imprese incredibili. Colt è quello che quelle imprese le compie davvero.
Uno riceve l’applauso. L’altro prende la botta.
Emily Blunt e Ryan Gosling: la commedia romantica entra nell’action
Poi c’è Jody. Emily Blunt non viene relegata al semplice ruolo della donna da riconquistare. È una regista alla sua prima grande occasione e deve tenere insieme una produzione enorme mentre la star principale è scomparsa e l’uomo che l’aveva abbandonata torna improvvisamente nella sua vita.
La chimica tra Blunt e Gosling permette al film di cambiare registro con grande naturalezza. The Fall Guy può passare dall’action alla commedia romantica senza sembrare improvvisamente un’altra opera, perché il rapporto tra Colt e Jody rimane dentro il meccanismo cinematografico.
Una delle trovate migliori arriva quando una sequenza d’azione di Metalstorm diventa indirettamente una discussione sentimentale. Jody dirige Colt attraverso una serie di stunt e utilizza il film che sta realizzando per parlare della loro relazione. Il set diventa contemporaneamente luogo di lavoro, terapia di coppia e spettacolo.
È una soluzione perfettamente coerente con tutto il resto. In The Fall Guy i personaggi non hanno bisogno di uscire dal cinema per parlare della propria vita. Utilizzano il cinema per farlo.
La storia d’amore diventa così un’altra componente dell’omaggio. Leitch recupera qualcosa della vecchia commedia romantica hollywoodiana e la inserisce dentro esplosioni, inseguimenti e cadute. Non cerca realismo sentimentale. Cerca chimica. Gosling e Blunt ne hanno abbastanza da sostenere anche i passaggi più prevedibili.
Le acrobazie tornano a essere spettacolo
Il vero cuore dell’operazione rimane però lo stunt work. The Fall Guy deve necessariamente dimostrare sullo schermo ciò che sostiene a parole. Non avrebbe senso celebrare il lavoro degli stuntman affidando ogni sequenza spettacolare alla sola computer grafica.
Per questo Leitch insiste sulla fisicità.
Automobili che si ribaltano, salti, cadute, combattimenti e corpi lanciati nello spazio possiedono una concretezza fondamentale. Il film stabilì anche un Guinness World Record attraverso il cannon roll eseguito dallo stunt driver Logan Holladay, con un’automobile capace di completare otto rotazioni e mezzo. L’impresa non è un semplice dato promozionale. Riassume perfettamente la filosofia dell’opera.
L’azione deve tornare a essere qualcosa che qualcuno ha realmente fatto.
Naturalmente gli effetti digitali rimangono parte della lavorazione. Sarebbe ingenuo immaginare il contrario. Tuttavia, vengono utilizzati all’interno di una concezione dello spettacolo che conserva il corpo umano al centro dell’immagine.
La differenza si sente. Quando Colt viene trascinato, sbattuto, incendiato o lanciato, il piacere deriva anche dalla consapevolezza che dietro Ryan Gosling esiste una squadra di professionisti incaricata di trasformare quella follia in qualcosa di controllabile.
Il paradosso è meraviglioso: The Fall Guy rende finalmente visibili gli stuntman continuando a utilizzare il loro mestiere per renderli invisibili.
Il cinema è finzione, ma la fatica necessaria per costruirlo è reale
Qui emerge anche una riflessione più ampia sulla natura stessa dello spettacolo. Sappiamo che quello che vediamo non è vero. Un set cinematografico vive precisamente sulla costruzione dell’illusione. The Fall Guy non prova mai a nasconderla.
Anzi, ci porta dietro la macchina.
Vediamo cavi, esplosivi, cineprese, scenografie e prove. Assistiamo alla costruzione delle scene prima di vedere il risultato. In teoria, mostrare il trucco dovrebbe distruggere la magia. Accade l’opposto.
Conoscere il meccanismo rende lo spettacolo ancora più affascinante.
Un’automobile che si ribalta non diventa meno impressionante perché sappiamo che qualcuno ha calcolato la traiettoria. Una caduta non perde forza quando scopriamo la preparazione necessaria per eseguirla. Dietro pochi secondi di meraviglia esiste una quantità enorme di lavoro.
È forse questo l’omaggio più sincero che Leitch riesce a fare al cinema. La magia non scompare quando scopriamo il trucco. Diventa artigianato.
Aaron Taylor-Johnson e la star che ha bisogno di essere salvata dal proprio stuntman
Tom Ryder permette al film di spingere ulteriormente la satira. È la star costruita attraverso l’immagine. Vuole essere percepito come autentico, coraggioso e fisicamente straordinario, anche se una parte consistente di quella percezione viene prodotta dal lavoro di Colt.
Aaron Taylor-Johnson interpreta magnificamente questa vanità. Ryder non è soltanto arrogante. È un uomo che ha cominciato a credere alla propria mitologia. Il confine tra l’attore e l’eroe interpretato sullo schermo si è progressivamente assottigliato nella sua testa.
Il rapporto con Colt ribalta quindi la tradizionale gerarchia del set.
Normalmente lo stuntman deve proteggere la star. Qui deve letteralmente ritrovarla. L’uomo incaricato di sostituire Ryder nelle situazioni pericolose finisce per diventare protagonista di un’avventura mentre il protagonista ufficiale si rivela incapace di sostenere il ruolo eroico che il cinema gli ha costruito addosso.
L’ironia è evidente, ma non riguarda soltanto il divismo. The Fall Guy insiste continuamente sulla distanza tra ciò che vediamo sullo schermo e le persone che hanno contribuito a costruirlo.
Il cinema assegna un volto all’eroe. Il lavoro necessario per crearlo, invece, appartiene a molti.
Anche la colonna sonora vuole divertirsi
L’entusiasmo di The Fall Guy passa anche attraverso la musica. Il ricorso insistito a I Was Made for Lovin’ You dei Kiss non cerca certamente la discrezione. Il brano diventa quasi un tema ricorrente e accompagna perfettamente quella miscela di romanticismo, spettacolo e nostalgia che attraversa l’intera operazione.
Leitch non ha paura di essere pop. Non gli interessa costruire un action elegante attraverso la sottrazione. Preferisce aggiungere musica, esplosioni, battute, colori e movimento.
Anche qui emerge una componente nostalgica. Il film deriva liberamente dalla serie televisiva The Fall Guy, trasmessa negli Stati Uniti dal 1981 e interpretata da Lee Majors nei panni di Colt Seavers. La nuova versione conserva soprattutto il nome, la professione e una certa idea spensierata dell’intrattenimento.
Non occorre conoscere la serie per apprezzare il film. È forse uno dei suoi maggiori vantaggi. Non ci sono universi narrativi da studiare, continuity da ricordare o capitoli precedenti necessari per comprendere quello successivo.
Basta sedersi.
Poi comincia lo spettacolo.
Una storia semplice dentro una macchina complicatissima
La trama di The Fall Guy non è particolarmente sofisticata. La scomparsa di Tom Ryder conduce Colt dentro un mistero che serve soprattutto a collegare le varie sequenze d’azione. Alcuni passaggi sono prevedibili e la sceneggiatura di Drew Pearce non tenta davvero di costruire un thriller complesso.
Non ne ha bisogno.
La semplicità narrativa permette al film di concentrare l’attenzione sul rapporto tra i protagonisti e soprattutto sul meccanismo dello spettacolo. Ogni nuova complicazione rappresenta un’occasione per trasformare un elemento tipico del set in parte dell’avventura.
Il risultato può sembrare volutamente esagerato. Lo è. The Fall Guy non vuole nascondere la propria natura di grande giocattolo cinematografico.
Ed è proprio questa sincerità a renderlo così piacevole.
In un periodo nel quale molti blockbuster sembrano preoccupati soprattutto di preparare sequel, espandere universi e mantenere vive proprietà intellettuali, Leitch realizza qualcosa di sorprendentemente tradizionale. Un film con due star carismatiche, una storia d’amore, un mistero, molti stunt e un numero considerevole di cose che esplodono.
Non serve molto altro quando tutto funziona.
The Fall Guy e quella meravigliosa macchina chiamata cinema
Alla fine, però, ciò che rende The Fall Guy così riuscito non sono soltanto Ryan Gosling ed Emily Blunt. Non sono nemmeno gli inseguimenti, le esplosioni o le acrobazie, per quanto costituiscano una parte fondamentale del divertimento.
È l’amore per la macchina del cinema.
David Leitch realizza un film sulle persone che costruiscono film. Celebra gli stuntman, ma attraverso di loro finisce per rendere omaggio all’intero set. Ogni inquadratura spettacolare nasce da una collaborazione. Qualcuno prepara la macchina. Un altro controlla l’esplosivo. Qualcuno coordina il movimento. Un altro ancora deve cadere nel punto esatto. Alla fine arriva la star, l’inquadratura viene montata e lo spettatore vede qualcosa che sembra impossibile.
Per due ore The Fall Guy ci permette di osservare quella macchina dall’interno senza distruggerne il fascino.
Anzi, riesce nell’esatto contrario.
Più vediamo come viene costruita l’illusione, più viene voglia di credere nell’illusione stessa. Dietro il blockbuster apparentemente leggero emerge così una celebrazione dell’artigianato, del rischio controllato e di tutte quelle professionalità che raramente finiscono sui manifesti.
Colt Seavers rappresenta perfettamente questa idea. È l’uomo che cade affinché qualcun altro possa sembrare invincibile. Si rompe, si rialza e torna davanti alla macchina da presa. Non cerca necessariamente l’applauso. Gli basta sapere che la scena è riuscita.
Forse The Fall Guy non avrebbe potuto trovare dichiarazione d’amore più adatta agli stuntman.
E nemmeno al cinema.
Perché dietro ogni grande immagine ci sono persone che lavorano perché noi possiamo dimenticare, almeno per qualche secondo, che ciò che stiamo guardando è impossibile. David Leitch decide finalmente di voltare la macchina da presa verso di loro.
Il risultato è un action movie travolgente, una commedia romantica riuscita e soprattutto una festa del cinema. Di quello rumoroso, spettacolare, artigianale e meravigliosamente complicato che continua a farci chiedere: come diavolo hanno fatto?


