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  • One Night Only – Quando tutto è possibile: quando tutti cercano sesso, innamorarsi diventa l’atto più trasgressivo

Will Gluck immagina un’America nella quale il governo controlla la sessualità: nella notte dedicata alla promiscuità, sembra essere diventato molto più difficile trovare chimica, complicità e soprattutto qualcuno con cui valga la pena restare anche la mattina successiva

Il governo ha deciso quando si può fare sesso

La circostanza dalla quale parte One Night Only – Quando tutto è possibile è talmente anormale da essere immediatamente divertente e inquietante allo stesso tempo. Da tre anni gli Stati Uniti hanno introdotto un decreto nazionale sulla castità che vieta i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio per 364 giorni all’anno. Rimane una sola eccezione: dodici ore durante le quali il divieto viene sospeso e gli adulti non sposati possono finalmente avere rapporti senza conseguenze penali. Will Gluck prende quindi qualcosa che appartiene alla sfera più privata possibile e lo trasforma in materia amministrativa, facendo entrare lo Stato direttamente nella camera da letto dei cittadini.

L’aspetto più divertente della trovata consiste nella normalità con cui questo mondo ha imparato ad accettare l’assurdo. Esistono opuscoli governativi che spiegano il decreto, campagne pubbliche che ne celebrano i risultati e persino una nuova retorica sociale attraverso cui essere incel diventa motivo d’orgoglio. La sessualità non è stata eliminata, ma regolamentata, misurata e trasformata in un appuntamento annuale durante il quale ciò che normalmente sarebbe spontaneo assume quasi le caratteristiche di una festività nazionale.

Il paradosso è evidente. Una legge nata apparentemente per celebrare castità, matrimonio e controllo dei comportamenti finisce per produrre la notte più sessualmente frenetica dell’anno. Per dodici ore la repressione accumulata viene liberata tutta insieme e New York si trasforma in una gigantesca corsa all’accoppiamento, mentre il film osserva cinicamente le situazioni di disagio che ne derivano. Gluck trova proprio nella collisione tra regolamentazione e desiderio una parte consistente della propria comicità.

Un tatuaggio sul polso decide se sei disponibile oppure no

Il controllo governativo assume una forma ancora più grottesca attraverso i biosensori tatuati sul polso dei cittadini. Il rosso segnala che il rapporto sessuale non è consentito, mentre il verde certifica la possibilità di procedere senza infrangere la legge. La tecnologia trasforma quindi qualcosa di intimo in un’informazione immediatamente visibile e introduce nel corpo stesso delle persone il dispositivo attraverso cui lo Stato ne controlla il comportamento.

È un’idea distopica enorme, soprattutto perché il film suggerisce una società che ha accettato una sorveglianza biologica capace di rilevare l’eccitazione e comunicarla alle autorità. One Night Only potrebbe costruirci attorno una feroce satira politica, parlare di libertà individuale, controllo dei corpi, puritanesimo, discriminazione e tecnologia utilizzata come strumento repressivo. Gluck, però, sceglie deliberatamente di non trasformare la propria commedia romantica in un trattato sociologico e utilizza prevalentemente questo universo come gigantesco meccanismo comico.

Proprio per questo emergono inevitabilmente domande alle quali il film non sembra particolarmente interessato a rispondere. Le regole valgono davvero allo stesso modo per tutti? Il fugace riferimento alle persone LGBTQ+ lascia intendere che la normativa non funzioni esattamente allo stesso modo, ma la questione viene sostanzialmente abbandonata. È una crepa evidente nel world building: più Gluck definisce le regole di questa società, più viene voglia di interrogarle, mentre il film continua ostinatamente a correre verso la propria commedia sentimentale.

Allie e Owen sono gli unici due soli nella notte in cui nessuno vuole esserlo

Dentro una città nella quale tutti sembrano avere già programmato con chi trascorrere quelle dodici ore incontriamo Allie e Owen. Monica Barbaro interpreta una cantante che presta la propria voce ai jingle pubblicitari, mentre Callum Turner è un pizzaiolo appena lasciato dalla fidanzata. Entrambi arrivano alla grande notte in una condizione che dovrebbe renderli particolarmente motivati a trovare rapidamente qualcuno, ma proprio qui One Night Only comincia a rovesciare la propria premessa.

Allie e Owen sembrano infatti essere le due persone meno adatte alla logica collettiva che li circonda. Mentre praticamente tutti pomiciano, organizzano incontri e cercano di sfruttare fino all’ultimo minuto la sospensione del decreto, loro continuano a desiderare qualcosa di più difficile da ottenere. Non cercano semplicemente qualcuno disponibile: vorrebbero trovare la persona giusta. In una notte costruita attorno alla possibilità di separare completamente il sesso dal sentimento, i protagonisti continuano invece a cercare chimica, complicità e un minimo di autenticità.

È proprio questa contraddizione a rendere interessante la componente romantica. In circostanze normali Allie e Owen sarebbero semplicemente due romantici abbastanza tradizionali. Dentro l’universo costruito da Gluck diventano quasi degli eccentrici, perché quando la promiscuità è contemporaneamente legale, socialmente incoraggiata e limitata a poche ore, decidere di aspettare qualcuno con cui esista una connessione reale assume paradossalmente una qualità trasgressiva.

Il disagio degli altri è una delle cose più divertenti del film

Gluck costruisce buona parte della commedia attraverso incontri sbagliati, terzi incomodi e situazioni che diventano tanto più divertenti per lo spettatore quanto più risultano imbarazzanti per chi le sta vivendo. I protagonisti vengono continuamente separati o ostacolati da persone che sembrano materializzarsi nel momento peggiore possibile. Un vero e proprio catalogo di presenze capaci di rendere ancora più complicato ciò che dovrebbe essere naturale.

Il meccanismo è quello classico della commedia degli equivoci, ma la premessa permette di riempirlo di doppi sensi e ambiguità. Ogni oggetto può acquisire improvvisamente un significato sessuale, ogni frase può essere interpretata maliziosamente e ogni tentativo di comportarsi normalmente sembra destinato a trasformarsi in una situazione imbarazzante. Il film non cerca una comicità particolarmente sofisticata, ma possiede un buon senso del tempo quando lascia che una circostanza continui a peggiorare qualche secondo oltre il punto nel quale pensavamo potesse fermarsi.

Questo è anche il terreno nel quale Barbaro e Turner funzionano meglio. La loro relazione non nasce da grandi dichiarazioni romantiche, ma dall’accumulo di piccoli momenti nei quali entrambi devono decidere quanto mostrarsi vulnerabili davanti all’altro. L’imbarazzo diventa così parte della costruzione sentimentale: prima di capire se esista davvero una possibilità fra loro, devono attraversare una notte nella quale praticamente tutti sembrano sapere perfettamente cosa vogliono tranne loro.

Un guanto, un espositore di preservativi e la fine della dignità

Alcune delle disavventure migliori nascono proprio dagli oggetti. Il guanto e soprattutto la ricerca dei preservativi permettono a Gluck di trasformare una necessità banalissima nel carburante di sequenze progressivamente più assurde. Quando un’intera città possiede soltanto dodici ore per consumare ciò che è vietato per il resto dell’anno, persino trovare un preservativo può diventare una piccola questione di sopravvivenza sociale.

La sequenza dell’espositore funziona perché porta alle estreme conseguenze la logica del film. Il decreto impone il sesso protetto durante la notte di libertà e contemporaneamente milioni di persone stanno cercando gli stessi prodotti nello stesso momento. La burocrazia che pretende di regolamentare perfettamente il desiderio finisce quindi per scontrarsi con problemi molto più elementari, e Gluck utilizza questo contrasto per costruire una comicità fisica che non ha bisogno di interrogarsi troppo sulle implicazioni politiche della premessa.

È anche attraverso queste piccole catastrofi che Allie e Owen continuano a essere spinti l’uno verso l’altra e immediatamente separati. La sceneggiatura utilizza praticamente ogni ostacolo disponibile per impedire che la loro attrazione si trasformi troppo presto in una relazione. Il rischio della ripetizione esiste, ma il film mantiene una discreta energia proprio grazie alla sensazione che qualcosa possa continuamente andare storto.

La chimica non si può regolamentare con un decreto

Il cuore di One Night Only emerge quando il film smette per qualche momento di preoccuparsi della propria assurda società e lascia semplicemente parlare Allie e Owen. Entrambi cercano qualcosa che non può essere imposto, certificato o programmato: la chimica. Possono esistere dodici ore ufficialmente dedicate al sesso, un biosensore può diventare verde e il governo può persino distribuire opuscoli per spiegare cosa sia consentito fare, ma nessuno di questi strumenti può stabilire se due persone desiderino realmente stare insieme.

Barbaro e Turner funzionano soprattutto quando Gluck permette loro di essere meno personaggi da commedia e più semplicemente due adulti che cercano di capirsi. La complicità cresce attraverso esitazioni, incomprensioni e piccoli momenti di onestà, mentre intorno a loro la città continua a trattare il sesso come una gigantesca scadenza. La notte diventa allora un curioso esperimento: togliendo apparentemente ogni ostacolo alla possibilità di andare a letto con qualcuno, il film dimostra quanto sia invece difficile trovare qualcuno con cui si desideri davvero farlo.

L’onestà diventa per questo più importante della seduzione. Entrambi costruiscono fantasie sull’altro, interpretano segnali e immaginano possibili sviluppi, ma ogni volta che la realtà prende il posto dei loro film mentali emerge qualcosa di diverso da ciò che avevano previsto. Il sentimento non segue la sceneggiatura che ciascuno aveva già scritto nella propria testa, ed è proprio quando quelle sceneggiature cominciano a crollare che la relazione può finalmente diventare autentica.

Ezra e il momento in cui il mito si rompe

Ezra rappresenta uno dei passaggi attraverso cui il film mette alla prova l’immaginazione romantica dei protagonisti. Prima ancora di conoscere realmente una persona possiamo costruirne una versione ideale, attribuirle qualità, intenzioni e possibilità che appartengono molto più ai nostri desideri che alla realtà. One Night Only utilizza questa distanza tra immaginazione e conoscenza come uno dei motori della propria notte.

Il crollo del mito diventa quindi necessario. Quando la persona reale prende il posto di quella immaginata, la fantasia deve necessariamente ridimensionarsi e ciò che sembrava perfetto può diventare improvvisamente molto meno desiderabile. Gluck utilizza il meccanismo in chiave comica, ma dietro la gag rimane una delle osservazioni più sincere del film: innamorarsi di qualcuno significa anche rinunciare alla versione di quella persona che avevamo costruito senza conoscerla.

È un passaggio che riguarda in fondo anche Allie e Owen. Entrambi devono abbandonare l’idea astratta della persona giusta per cominciare a osservare chi hanno realmente davanti. Il romanticismo del film non consiste allora nel trovare qualcuno che corrisponda perfettamente al proprio ideale, ma nell’accettare che chimica e complicità possano nascere proprio quando l’immaginazione smette di pretendere il controllo.

Il metacinema arriva ormai puntuale anche da Will Gluck

A un certo punto compare persino una troupe cinematografica, inserendo nel racconto quel metacinema che negli ultimi anni sembra essere diventato quasi inevitabile. Gluck aveva già giocato apertamente con il cinema romantico e con le sue convenzioni, quindi la presenza di un set dentro il film non sorprende particolarmente. One Night Only sa di appartenere a un genere dalla grammatica riconoscibilissima e non prova realmente a nasconderlo.

Il gioco diventa ancora più esplicito attraverso il cameo fotografico di Glen Powell e Sydney Sweeney, protagonisti di Tutti tranne te. È una strizzata d’occhio abbastanza evidente al film precedente di Gluck e contemporaneamente un modo per collegare questa nuova coppia romantica a quella che aveva riportato il regista al successo commerciale. Il cinema guarda sé stesso, riconosce i propri attori e costruisce una piccola continuità affettiva senza bisogno di trasformarla in un universo narrativo.

Il rischio è che questo tipo di autoconsapevolezza sia ormai diventato un automatismo. Tuttavia, qui rimane sufficientemente leggero da non sottrarre spazio alla storia. Gluck non vuole decostruire la commedia romantica: vuole utilizzarne i meccanismi, scherzarci sopra e poi concedersi comunque la corsa finale, il pentimento e tutto ciò che ci aspettiamo da un genere che conosciamo perfettamente.

Continua ad andare male a tutti, ed è esattamente quello che deve succedere

La parte centrale del film procede secondo una regola molto semplice: ogni volta che qualcuno sembra essere vicino a ottenere ciò che desidera, qualcosa deve andare storto. Gli appuntamenti falliscono, le persone si rivelano differenti da come erano state immaginate, i terzi incomodi compaiono nel momento peggiore e persino gli oggetti più banali diventano ostacoli. La struttura rischia inevitabilmente di apparire artificiale, ma Gluck trasforma proprio quell’artificialità nel ritmo della propria commedia.

La notte possiede inoltre una scadenza precisa. Il biosensore tornerà rosso, la libertà concessa dal governo terminerà e tutti dovranno nuovamente rientrare nell’assurda normalità del decreto. Ogni fallimento pesa quindi più del precedente perché riduce il tempo disponibile, mentre Allie e Owen continuano a sprecare minuti preziosi inseguendo persone che forse non desiderano davvero.

Il divertimento nasce dal fatto che lo spettatore ha compreso molto prima di loro quale sia la soluzione. La commedia romantica vive spesso di questa superiorità: sappiamo chi dovrebbe stare con chi e dobbiamo aspettare che i protagonisti smettano di complicarsi la vita abbastanza a lungo da rendersene conto. One Night Only porta questo principio all’estremo aggiungendo un gigantesco conto alla rovescia sessuale che rende ancora più assurdo ogni minuto perso.

Quando crollano i film mentali rimangono finalmente due persone reali

Allie e Owen trascorrono buona parte della notte immaginando possibilità alternative. Potrebbero stare con qualcun altro, potrebbero trovare una persona più adatta, potrebbero sfruttare quelle dodici ore nel modo in cui tutti si aspettano che facciano. Ogni possibilità produce però un nuovo fallimento, fino a quando diventa evidente che l’ostacolo principale non è la mancanza di alternative ma l’incapacità di riconoscere ciò che avevano già trovato.

Il crollo dell’immaginazione diventa allora uno dei momenti più importanti del film. Le persone idealizzate smettono di esserlo, gli incontri perfetti esistono soltanto nella testa e la grande notte della libertà sessuale si rivela molto meno liberatoria di quanto la propaganda abbia promesso. Allie e Owen devono perdere le rispettive fantasie prima di poter guardare seriamente l’uno verso l’altra.

Qui la commedia recupera una semplicità quasi classica. Dietro il decreto, i biosensori, i preservativi introvabili e la distopia sessuale rimane una storia vecchia quanto il genere: due persone si incontrano, si piacciono, non riescono a capirlo abbastanza velocemente, cercano altrove ciò che avevano trovato insieme e infine devono decidere se correre il rischio di essere sinceri. Gluck costruisce una cornice assurda per arrivare deliberatamente a un sentimento molto tradizionale.

Il pentimento, la corsa e tutto ciò che una rom-com deve concederci

Naturalmente arriva il pentimento. Quando le alternative sono crollate e la notte sta terminando, resta soltanto la consapevolezza di avere forse lasciato andare la persona con la quale esisteva davvero qualcosa. A quel punto One Night Only non ha più alcun interesse a fingere di essere diverso dalla commedia romantica classica e prepara la corsa che il genere quasi inevitabilmente pretende.

È una scelta prevedibile, ma non necessariamente un difetto. Gluck conosce perfettamente le regole della rom-com e sa che il piacere dello spettatore non deriva sempre dall’essere sorpreso. A volte consiste proprio nel vedere arrivare un momento atteso e sperare che venga eseguito abbastanza bene da funzionare comunque. Dopo aver costruito un mondo nel quale il governo stabilisce persino quando una persona possa fare sesso, il gesto veramente libero diventa correre verso qualcuno semplicemente perché si è finalmente capito di voler stare con lui.

La corsa finale chiude così il paradosso sul quale si regge tutto il film. Per dodici ore New York ha trasformato il sesso in un obbligo sociale mascherato da libertà, mentre Allie e Owen hanno continuato a cercare qualcosa che nessun decreto avrebbe potuto concedere. Quando finalmente smettono di preoccuparsi della notte e cominciano a preoccuparsi l’uno dell’altra, la scadenza perde improvvisamente importanza.

Un’idea molto più grande del film che la contiene

Il limite principale di One Night Only rimane però impossibile da ignorare: la sua premessa è probabilmente più interessante della storia che Gluck decide di raccontarci. Un governo che controlla biologicamente la sessualità dei cittadini, impone biosensori, criminalizza i rapporti extraconiugali e costruisce una propaganda nazionale della castità contiene materiale sufficiente per una satira politica feroce. Il film apre continuamente porte che decide immediatamente di non attraversare.

La questione LGBTQ+ è l’esempio più evidente, ma non l’unico. Anche le implicazioni economiche, tecnologiche, religiose e sociali del decreto rimangono quasi sempre sullo sfondo, perché Gluck non vuole davvero raccontare una distopia. Vuole una commedia romantica e utilizza la distopia come gigantesco pretesto capace di costringere tutti i personaggi a cercare contemporaneamente qualcuno con cui trascorrere la notte.

Questa scelta spiega probabilmente anche la forte divisione critica. Se prendiamo sul serio il mondo costruito dal film, le domande diventano rapidamente più interessanti delle risposte che riceviamo. Se invece accettiamo il decreto come una gigantesca assurdità funzionale alla commedia, One Night Only diventa molto più facile da seguire e da apprezzare per quello che vuole essere.

La circostanza è anormale, il desiderio invece è semplicissimo

È proprio qui che il film trova, nonostante tutto, una propria identità. Gluck costruisce una delle circostanze più artificiali possibili per raccontare qualcosa di estremamente ordinario: la difficoltà di incontrare qualcuno con cui esista una connessione autentica. Puoi avere un’intera città disponibile, dodici ore di libertà assoluta e persino un tatuaggio verde che certifica ufficialmente il permesso di lasciarti andare, ma nessuno di questi elementi produce automaticamente intimità.

Monica Barbaro e Callum Turner riescono a mantenere vivo questo nucleo sentimentale anche quando la sceneggiatura li trascina attraverso deviazioni costruite esplicitamente per separarli. Funzionano perché Allie e Owen non sembrano realmente desiderare la notte che tutti gli altri stanno aspettando da un anno. Vorrebbero qualcosa che durasse oltre quella notte e proprio per questo risultano contemporaneamente i due personaggi più normali e più anomali dell’intero film.

One Night Only non sfrutta fino in fondo la propria intuizione distopica e spesso preferisce una battuta alla conseguenza logica del mondo che ha inventato. Tuttavia, dentro questa contraddizione trova anche una piacevole idea romantica: quando un’intera società trasforma il sesso occasionale nell’evento più importante dell’anno, due persone che scelgono di cercare complicità, onestà e sentimento finiscono paradossalmente per diventare i veri ribelli.

Il governo può stabilire quando sia legale andare a letto con qualcuno. Può colorare un biosensore di verde, distribuire opuscoli e trasformare la castità in politica nazionale. Quello che non può programmare è il momento in cui due persone smettono di immaginare chi vorrebbero incontrare e riconoscono finalmente chi hanno davanti.

Forse è proprio questo l’unico spazio che il decreto non è ancora riuscito a regolamentare: innamorarsi.

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