Denzel Washington torna davanti alla macchina da presa di Spike Lee in una rilettura libera di Anatomia di un rapimento, dove cinema e musica trasformano New York in una gigantesca cassa di risonanza
Da Kurosawa a Spike Lee, senza passare per l’imitazione
Prendere in mano Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa significa confrontarsi con uno dei grandi thriller morali della storia del cinema. Spike Lee ne è perfettamente consapevole. Proprio per questo, Highest 2 Lowest funziona meglio quando smettiamo di considerarlo un semplice remake. Il film parte da Kurosawa, conserva il dilemma centrale e ne riconosce apertamente l’eredità. Poi, però, prende un’altra strada.
David King, interpretato da Denzel Washington, non è l’industriale del film giapponese. È un potente produttore musicale di New York, famoso per il proprio orecchio e deciso a riconquistare il controllo della sua etichetta. Proprio mentre sta mettendo in gioco una parte enorme del proprio patrimonio, riceve la telefonata che cambia tutto. Suo figlio sarebbe stato rapito. Poco dopo emerge l’errore: il sequestrato è Kyle, figlio del suo autista e amico Paul, interpretato da Jeffrey Wright.
Il denaro che David dovrebbe utilizzare per salvare il ragazzo è lo stesso che gli serve per riconquistare il proprio potere. Da quel momento il thriller diventa un problema morale. Quanto vale la vita del figlio di un altro? La risposta sembrerebbe immediata finché a doverla fornire non è qualcuno costretto a mettere sul tavolo tutto ciò che ha costruito.
Lee conserva quindi il meccanismo di Kurosawa, ma cambia profondamente il mondo che lo circonda. Il risultato non cerca la stessa austerità del modello. Highest 2 Lowest è colorato, rumoroso, irregolare e attraversato da una quantità quasi incontrollabile di suggestioni. Più che rifare Kurosawa, Spike Lee sembra volerlo suonare con strumenti differenti.
Denzel Washington e il prezzo di avere l’orecchio migliore
David King ha costruito la propria identità sulla capacità di ascoltare. Non semplicemente la musica, ma ciò che può diventare musica. Sa riconoscere un talento, immaginare un successo e attribuire valore a un suono prima che il mercato se ne accorga. Questa caratteristica permette a Spike Lee di costruire attorno al personaggio una contraddizione molto interessante. Un uomo capace di ascoltare così bene professionalmente può diventare sorprendentemente sordo quando ciò che gli viene chiesto di sentire riguarda gli altri.
Denzel Washington lavora magnificamente su questa ambivalenza. David possiede il carisma dell’uomo abituato a essere ascoltato appena entra in una stanza. Il successo gli ha consegnato denaro e autorità, ma soprattutto gli ha permesso di trasformare il proprio gusto in potere. Quando il rapimento sconvolge quella posizione, Washington lascia emergere gradualmente l’uomo dietro il produttore.
Il dilemma non riguarda soltanto il pagamento del riscatto. David deve decidere quale valore attribuire a tutto ciò che sostiene di rappresentare. Il denaro, la famiglia, la lealtà e la reputazione smettono di essere concetti compatibili. Scegliere significa inevitabilmente sacrificarne qualcuno.
Washington rende credibile questa battaglia senza trasformarla in un percorso edificante. David rimane orgoglioso e talvolta irritante. Possiede una consapevolezza enorme del proprio talento e non sembra disposto a chiedere scusa per il successo raggiunto. Proprio questa imperfezione rende più interessante il suo dilemma.
Highest 2 Lowest è anche un film sull’ascolto
La scelta di trasformare il protagonista in un produttore musicale modifica molto più dell’ambientazione. La musica diventa il linguaggio attraverso il quale Spike Lee interpreta l’intero racconto.
Il film comincia già dichiarando questa libertà. Sulle immagini di New York risuona Oh, What a Beautiful Mornin’, proveniente dal musical Oklahoma!. L’accostamento è curioso, quasi straniante. Il paesaggio urbano contemporaneo viene accompagnato da una canzone che sembrerebbe appartenere a un altro mondo. Non è un incidente. Lee avverte immediatamente lo spettatore che la colonna sonora non avrà sempre il compito rassicurante di assecondare ciò che accade sullo schermo.
Succede più volte. Alcuni brani sembrano entrare nella scena lateralmente, altri la accompagnano in maniera quasi eccessiva. In certi momenti la musica sottolinea un’emozione; altrove sembra contraddirla. Persino quando la scelta appare bizzarra, si avverte la presenza di qualcuno che sta utilizzando consapevolmente il suono per modificare la nostra percezione delle immagini.
È una soluzione che può risultare invadente. Una parte della critica ha contestato proprio l’insistenza dell’accompagnamento musicale nella prima parte, capace talvolta di sovraccaricare passaggi che avrebbero potuto respirare maggiormente. Eppure questa eccentricità possiede anche un fascino particolare. Highest 2 Lowest parla di un uomo che giudica il mondo attraverso il proprio orecchio. Sarebbe quasi incoerente raccontarlo attraverso una colonna sonora discreta.
Dal jazz all’hip hop, la musica racconta anche le generazioni
La contaminazione diventa ancora più interessante quando il film mette in relazione forme musicali differenti. La partitura originale di Howard Drossin convive con contributi di Fergus McCreadie, con A$AP Rocky, con Eddie Palmieri e con una selezione che attraversa generi ed epoche. Nella soundtrack trovano spazio anche Puerto Rico, Both Eyes Closed, King David e una reinterpretazione di Prisencolinensinainciusol.
Non è soltanto varietà musicale. Dentro questa stratificazione si trova anche il conflitto generazionale del film. David King appartiene a un’idea dell’industria costruita sull’orecchio del produttore, sulla scoperta dell’artista e sulla capacità di trasformare il talento in una carriera. Yung Felon, interpretato da A$AP Rocky, proviene invece da un altro rapporto con la produzione e con l’affermazione personale.
La loro contrapposizione trova quindi nella musica il proprio terreno naturale. Quando il confronto arriva a trasformarsi quasi in una battaglia a colpi di rime, Spike Lee compie una scelta che sulla carta potrebbe sembrare persino assurda. Dentro il film, invece, acquista senso. Il conflitto non può risolversi soltanto attraverso una pistola o una confessione. Questi uomini devono misurarsi nel linguaggio attorno al quale hanno costruito le rispettive identità.
A$AP Rocky riesce così a essere qualcosa di più del musicista famoso chiamato a interpretare sé stesso sotto un altro nome. Yung Felon possiede rabbia, ambizione e una precisa concezione del successo. David può disprezzarne i metodi, ma non può semplicemente ignorarne il talento. Proprio questo riconoscimento rende il confronto più interessante.
New York non fa da sfondo, produce il film
Naturalmente, quando Spike Lee torna a New York, la città non può limitarsi a essere un fondale. Highest 2 Lowest attraversa ambienti sociali molto differenti e utilizza la geografia per rendere fisico il titolo. Si parte dall’alto, dagli spazi privilegiati affacciati sulla città, per scendere progressivamente verso la strada, la metropolitana e Brooklyn. Il movimento sociale diventa movimento cinematografico.
David osserva inizialmente New York da una posizione dominante. Il suo appartamento, il denaro e la carriera gli permettono di vivere sopra il caos. Il rapimento lo obbliga invece a scendere. Più la vicenda procede, più il personaggio deve abbandonare la sicurezza della propria posizione e rientrare fisicamente dentro quella città dalla quale il successo sembrava averlo separato.
La celebre sequenza della metropolitana porta questa idea alla massima intensità. Lee accumula movimento, folla, musica e tensione. Il denaro attraversa New York mentre attorno continua a esistere una città che non può fermarsi per il dramma di David King. La regia ritrova qui quella capacità di trasformare lo spazio urbano in energia che accompagna il cinema di Spike Lee da decenni.
Anche le contaminazioni musicali acquistano una funzione diversa. I suoni appartengono ai quartieri e alle comunità attraversate. La città possiede molte voci e il film non tenta di armonizzarle artificialmente. Preferisce lasciarle convivere, persino quando producono attrito.
Jeffrey Wright e il lato più doloroso del dilemma
Se Denzel Washington porta sulle spalle il conflitto morale, Jeffrey Wright gli impedisce di rimanere astratto. Paul Christopher non rappresenta semplicemente il padre del ragazzo rapito. È l’uomo che rende impossibile a David nascondersi dietro la logica del denaro.
Il loro rapporto contiene amicizia, lavoro, differenza sociale e dipendenza economica. Sono vicini, ma non sono uguali. David possiede la possibilità materiale di salvare Kyle. Paul deve chiedergli di utilizzare per suo figlio una fortuna che non gli appartiene. Il dilemma di Kurosawa continua a funzionare proprio perché nessuna soluzione può cancellare questa sproporzione.
Wright evita di trasformare Paul nella coscienza morale incaricata di spiegare allo spettatore che cosa sia giusto. Il dolore del personaggio basta. Il suo corpo, le esitazioni e il rapporto con David rendono visibile una differenza di classe che Lee non ha bisogno di sottolineare continuamente attraverso i dialoghi.
Qui Highest 2 Lowest diventa più controllato. Il gusto per l’eccesso si riduce e lascia spazio agli attori. Washington e Wright possono permetterselo. Entrambi comprendono che il conflitto più doloroso non nasce dal rapitore, ma dal momento in cui due uomini legati da anni scoprono improvvisamente quanto possa pesare la distanza economica che li separa.
Cinema dentro il cinema, musica dentro la musica
Highest 2 Lowest è anche un film costruito sulla memoria. Prima ancora di Kurosawa, alla base esiste King’s Ransom di Ed McBain. Poi arriva High and Low. Infine Spike Lee prende quella struttura e la inserisce dentro il proprio universo cinematografico.
Di conseguenza, guardare il film significa percepire continuamente altri film. C’è naturalmente Anatomia di un rapimento, ma c’è anche il cinema precedente di Lee. Tornano la New York di Fa’ la cosa giusta, la centralità musicale di Mo’ Better Blues, il thriller urbano di Inside Man e quell’interesse costante per il rapporto tra cultura afroamericana, industria e rappresentazione che attraversa buona parte della sua filmografia. Anche la critica italiana ha individuato in questa contaminazione tra Kurosawa, musica e ritorno a Brooklyn una delle chiavi principali dell’opera.
Non siamo però davanti a un regista che cita sé stesso per celebrare la propria carriera. Lee sembra piuttosto interrogarsi sul tempo trascorso. Lo fa attraverso David King, un uomo che deve comprendere se il proprio orecchio sia ancora capace di riconoscere il presente.
Lo stesso vale per il rapporto con A$AP Rocky. Il giovane artista non viene introdotto soltanto come antagonista. Rappresenta una cultura musicale che esiste indipendentemente dall’approvazione di David. Il vecchio produttore può criticarla, ma non può fingere che non sia arrivata.
Il cinema e la musica finiscono così per raccontare lo stesso problema. Che cosa fa un autore quando il mondo che ha contribuito a costruire comincia a parlare una lingua diversa dalla sua?
Un film irregolare, perché Spike Lee continua a rischiare
Non tutte le scelte funzionano con la stessa precisione. Sarebbe inutile nasconderlo. Highest 2 Lowest possiede cambi di registro bruschi e una colonna sonora che talvolta sembra voler occupare ogni spazio disponibile. Alcuni momenti oscillano tra thriller, commedia e videoclip con una libertà che può apparire disordinata. Proprio le incertezze tonali sono state tra gli elementi maggiormente discussi dalla critica.
Eppure è difficile non preferire questa irregolarità alla prudenza. Spike Lee non affronta Kurosawa con il timore reverenziale di chi deve proteggere un classico. Lo utilizza come struttura sulla quale costruire qualcosa che gli appartenga. Se avesse cercato la stessa tensione, la stessa geometria e lo stesso rigore di High and Low, il confronto sarebbe stato inevitabile e probabilmente perdente.
Lee sceglie invece la contaminazione. Inserisce hip hop, jazz, cultura popolare, commedia, memoria cinematografica, questioni razziali, differenze di classe e una New York filmata con un amore che non esclude mai la critica. Qualche elemento inevitabilmente straborda.
Proprio qui risiede una parte del piacere. A oltre quarant’anni dall’inizio della sua carriera, Spike Lee continua a comportarsi come un regista che può ancora permettersi una scelta sbagliata pur di non scegliere quella prevedibile.
Denzel Washington e Spike Lee, cinque film e una conversazione ancora aperta
C’è infine qualcosa di inevitabilmente emozionante nel ritrovare Denzel Washington davanti alla macchina da presa di Spike Lee. Highest 2 Lowest rappresenta la loro quinta collaborazione dopo Mo’ Better Blues, Malcolm X, He Got Game e Inside Man. Erano trascorsi quasi vent’anni dall’ultima.
Il tempo trascorso non viene nascosto. Al contrario, diventa materiale narrativo. David King è un uomo che ha raggiunto il vertice e deve chiedersi se possieda ancora la capacità di capire ciò che sta arrivando dal basso. Denzel Washington è un attore che non ha più bisogno di dimostrare nulla, mentre Spike Lee è un regista con una storia ormai consegnata al cinema americano. Entrambi, però, lavorano su un film interessato alla possibilità di rimanere contemporanei.
Non sorprende quindi che Highest 2 Lowest sia stato scelto per l’anteprima nazionale al 43° Torino Film Festival, dove Lee ha ricevuto la Stella della Mole. Il riconoscimento celebrava una carriera che ha portato una voce radicale dentro il cinema mainstream senza cancellarne l’identità. Vedere proprio questo film in quel contesto aggiungeva qualcosa: mentre il festival celebrava ciò che Spike Lee è stato, sullo schermo il regista continuava a interrogarsi su ciò che può ancora essere.
Highest 2 Lowest: bisogna ancora saper ascoltare
Forse è proprio l’ascolto la chiave migliore per entrare in Highest 2 Lowest. David King sostiene di possedere uno degli orecchi migliori dell’industria musicale. Spike Lee sembra sottoporlo a una prova molto più complessa. Non basta riconoscere una buona canzone. Bisogna saper ascoltare una città, una generazione differente, un uomo che chiede aiuto e persino qualcuno che proviene da un mondo che non comprendiamo più.
La musica diventa quindi molto più di un accompagnamento. A volte è elegante, altre invadente. In alcuni passaggi esalta le immagini, mentre altrove sembra quasi litigare con loro. Ci sono scelte che appaiono curiose e altre francamente bizzarre. Tuttavia, difficilmente sono anonime. La soundtrack ufficiale conferma quanto volutamente ampio sia il territorio musicale attraversato dal film.
Lo stesso può dirsi della regia. Spike Lee non realizza il suo film più disciplinato e nemmeno tenta di farlo. Prende Kurosawa e lo trascina dentro New York. Lo immerge nella musica afroamericana, lo sporca con l’hip hop, lo attraversa con il proprio cinema e lascia che Denzel Washington occupi ancora una volta il centro dell’inquadratura.
Il risultato è imperfetto, vitale e soprattutto personale. Highest 2 Lowest non migliora Anatomia di un rapimento e non ha alcuna necessità di farlo. Dimostra qualcosa di più interessante: un grande film del passato può diventare materia viva quando un autore smette di trattarlo come una reliquia e trova il coraggio di suonarlo con i propri strumenti.
Spike Lee prende Kurosawa, dunque, ma alla fine ciò che sentiamo è inequivocabilmente Spike Lee.


