Disclosure Day è il ritorno di Spielberg al cinema della meraviglia
Ci sono registi che realizzano film di fantascienza. Poi c’è Steven Spielberg, che attraverso la fantascienza continua a raccontare l’uomo. Disclosure Day era uno dei film più misteriosi degli ultimi anni. La promozione ha lasciato filtrare pochissimo. Il titolo stesso suggeriva un evento destinato a cambiare il mondo, ma senza rivelarne mai davvero la natura. Un segreto custodito fino all’ultimo, perfettamente coerente con il cuore del racconto.
Una volta entrati in sala, però, ci si accorge subito che gli alieni rappresentano soltanto il punto di partenza. Spielberg torna a lavorare con David Koepp, sceneggiatore di alcuni dei suoi film più importanti, e costruisce una storia che parla prima di tutto di conoscenza, di comunicazione e della necessità di ascoltare ciò che ancora non comprendiamo. È un ritorno alla fantascienza più umanista del regista, quella che guarda allo spazio con stupore prima ancora che con paura. La critica internazionale ha sottolineato proprio questo aspetto, definendo Disclosure Day una variazione profondamente umana sui temi più cari al cinema di Spielberg.
La fantascienza è soltanto il linguaggio, il vero protagonista è l’uomo
Fin dai primi minuti appare evidente che Spielberg non è interessato all’invasione aliena nel senso tradizionale del termine. Non costruisce un film catastrofico. Non cerca lo spettacolo fine a sé stesso. Utilizza invece il mistero come strumento per alimentare continuamente la curiosità dello spettatore.
Ogni scena aggiunge una domanda. Ogni risposta genera un interrogativo ancora più grande. È un meccanismo narrativo che Spielberg padroneggia come pochi altri. Lo spettatore viene costantemente invitato a partecipare alla ricerca della verità. Non osserva semplicemente gli eventi. Li vive insieme ai protagonisti.
Questa è forse la qualità più rara del regista. Riuscire a trasformare la curiosità in emozione. Far sì che il desiderio di conoscere diventi il vero motore della narrazione.
Spielberg continua a raccontare ciò che conosce meglio: la meraviglia
Da Incontri ravvicinati del terzo tipo fino a E.T., passando per A.I. – Intelligenza Artificiale, Steven Spielberg ha sempre trovato nella fantascienza il luogo ideale per interrogarsi sull’essere umano.
Disclosure Day appartiene chiaramente a questa famiglia di opere. Forse non possiede la stessa forza iconica di Jurassic Park. Probabilmente non raggiunge l’impatto emotivo di E.T.. Eppure conserva intatta quella capacità, tutta spielberghiana, di trasformare ogni scoperta in un momento di autentica meraviglia.
Non è tanto ciò che vediamo a stupire. È il modo in cui Spielberg decide di mostrarcelo. Ogni inquadratura sembra costruita per accompagnare lo spettatore dentro l’ignoto senza mai fargli perdere il senso dello stupore.
David Koepp e Spielberg ritrovano un’intesa straordinaria
Il ritorno di David Koepp accanto a Spielberg si percepisce immediatamente.
La sceneggiatura costruisce il mistero con estrema precisione. Non ha fretta di spiegare. Preferisce disseminare piccoli dettagli, suggerimenti, indizi apparentemente secondari che acquistano significato soltanto con il passare dei minuti.
È un cinema che si fida dello spettatore. Che non sente il bisogno di spiegare ogni cosa immediatamente. Anche quando la trama si fa più complessa, il racconto rimane sempre chiaro. È questa semplicità apparente a renderlo così efficace. Diverse recensioni hanno osservato come la sceneggiatura riesca a mantenere un equilibrio raro tra spettacolo, riflessione e complessità tematica.
Emily Blunt e Josh O’Connor interpretano prima di tutto le emozioni
Emily Blunt conferma ancora una volta di essere una delle interpreti più complete della sua generazione. Il suo personaggio attraversa paura, stupore, incredulità e speranza senza mai perdere credibilità.
Josh O’Connor costruisce invece un protagonista apparentemente ordinario che diventa progressivamente il punto di riferimento dello spettatore. La loro sintonia permette alla componente emotiva del film di funzionare anche nei momenti più spettacolari. Non interpretano semplicemente due personaggi. Diventano gli occhi attraverso cui osserviamo ciò che accade. Anche molta della critica internazionale ha individuato nella prova di Emily Blunt uno dei maggiori punti di forza dell’intero film.
Ogni scelta visiva invita lo spettatore a cercare risposte
Spielberg continua a dirigere come pochi altri.
Non utilizza la macchina da presa soltanto per mostrare. La utilizza per suggerire. Ogni movimento, ogni campo lungo, ogni dettaglio fuori fuoco sembra nascondere una nuova informazione. Lo spettatore rimane costantemente attivo. Guarda ogni immagine cercando di cogliere un particolare capace di anticipare ciò che verrà.
È un cinema costruito sulla partecipazione. Ed è proprio questa partecipazione a rendere Disclosure Day così coinvolgente. Anche quando il film rallenta, l’attenzione non diminuisce mai.
Non è un film perfetto, ma è cinema nel senso più pieno del termine
Naturalmente Disclosure Day non è privo di difetti.
Alcuni passaggi risultano più verbosi del necessario. In certi momenti la sceneggiatura sembra voler trattenere il mistero anche quando potrebbe iniziare a scioglierlo. Esistono inoltre alcune svolte narrative che avrebbero meritato maggiore approfondimento.
Sono però limiti che incidono molto meno rispetto alla forza complessiva dell’opera. Spielberg possiede una qualità che pochissimi registi contemporanei conservano ancora: sa raccontare una storia in modo tale che il pubblico desideri continuamente sapere cosa accadrà nella scena successiva. Non attraverso colpi di scena artificiali, ma grazie alla costruzione della curiosità.
Disclosure Day conferma Steven Spielberg come il grande narratore della fantascienza
Disclosure Day non entrerà probabilmente nell’immaginario collettivo con la stessa forza di Jurassic Park, Lo squalo o E.T.. Sarebbe però profondamente ingiusto misurarne il valore soltanto attraverso il confronto con i capolavori assoluti di Steven Spielberg.
Il film rappresenta piuttosto la conferma di un autore che continua a credere nel potere del cinema come luogo della meraviglia. In un’epoca in cui la fantascienza cerca spesso di impressionare attraverso l’eccesso visivo, Spielberg sceglie ancora una volta la strada più difficile: quella dell’emozione, della curiosità e della scoperta.
Alla fine resta soprattutto una certezza. Esistono molti registi capaci di raccontare gli alieni. Steven Spielberg continua invece a essere uno dei pochissimi in grado di raccontare, attraverso gli alieni, l’umanità stessa. È questa la sua più grande forza. Ed è anche il motivo per cui Disclosure Day merita di essere visto.


