…che Dio perdona a tutti: una commedia che ritrova il coraggio di parlare di amore e spiritualità
Negli ultimi anni la commedia italiana ha spesso rinunciato a confrontarsi con i grandi temi. Ha preferito rifugiarsi nell’equivoco, nella battuta o nella satira sociale più immediata. Pif sceglie invece una strada diversa. Con …che Dio perdona a tutti torna a costruire una commedia capace di far sorridere e riflettere nello stesso momento, recuperando una tradizione che sembrava quasi scomparsa.
Diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto, tratto dal suo omonimo romanzo, il film racconta la storia di Arturo, un agente immobiliare siciliano che, per conquistare Flora, una giovane donna profondamente credente, decide di fingersi cattolico praticante per tre settimane. Da questa bugia nasce una storia d’amore che diventa anche un percorso spirituale inatteso, accompagnato da un compagno di viaggio decisamente insolito: il Papa.
L’amore come verità difficile da confessare
L’idea più interessante del film riguarda proprio il modo in cui affronta il sentimento amoroso. Arturo ama davvero Flora. Il problema è che sceglie di avvicinarsi a lei attraverso una menzogna. La relazione nasce quindi su un sentimento autentico, ma costruito sopra un’identità falsa.
Pif utilizza questo paradosso per raccontare una delle contraddizioni più comuni dell’amore. A volte non mentiamo perché non proviamo un sentimento sincero. Mentiamo perché abbiamo paura che la verità non sia abbastanza. Arturo teme che essere sé stesso non basti per essere amato e decide così di costruire una versione migliore della propria persona. È una scelta sbagliata, ma profondamente umana.
La fede diventa parte della storia, non un semplice pretesto
La sorpresa più bella del film riguarda il modo in cui affronta il tema religioso. Sarebbe stato facile trasformare la fede in un semplice bersaglio comico oppure utilizzarla soltanto come motore dell’equivoco sentimentale. Pif evita entrambe le strade.
La religione diventa invece un terreno di confronto. Arturo parte fingendo di credere, ma quel percorso lo costringe progressivamente a interrogarsi sul significato delle proprie convinzioni. Il film non pretende di fornire risposte definitive. Preferisce porre domande, lasciando convivere ironia, dubbio e spiritualità con un equilibrio sorprendentemente naturale. È una scelta che oggi appare quasi coraggiosa all’interno della commedia italiana.
Una tradizione che richiama la grande commedia italiana
Guardando …che Dio perdona a tutti viene spontaneo pensare a quella stagione del cinema italiano nella quale era normale affrontare temi religiosi senza rinunciare all’umorismo. Non si tratta di un paragone diretto, ma è difficile non ritrovare, almeno nello spirito, qualcosa dell’approccio di Massimo Troisi.
Anche Troisi riusciva a utilizzare la leggerezza per mettere in discussione il rapporto tra uomo, fede e amore. Pif percorre una strada personale, ma recupera quella stessa idea di commedia intelligente che non ride della religione, bensì dell’essere umano e delle sue contraddizioni. È proprio questa capacità di tenere insieme più livelli di lettura a rendere il film così piacevole.
Una scrittura ricca di idee e mai superficiale
La sceneggiatura è probabilmente il punto di forza dell’intera operazione. Ogni situazione comica nasce dai personaggi e non da battute costruite artificialmente. Le gag funzionano perché derivano dalle difficoltà di Arturo nel sostenere una menzogna sempre più difficile da controllare.
Ma sotto la superficie il film continua a parlare d’altro. Parla della paura di mostrarsi per ciò che si è davvero. Il bisogno di essere accettati. Del rapporto tra sincerità e amore. Sono temi importanti che Pif affronta con una leggerezza solo apparente, evitando qualsiasi forma di moralismo.
Un cast perfettamente in sintonia
Pif conferma ancora una volta la propria naturalezza davanti alla macchina da presa. Arturo è un protagonista pieno di difetti, ma mai antipatico. Le sue debolezze diventano il motore emotivo della storia e permettono allo spettatore di comprenderne le scelte anche quando risultano sbagliate.
Giusy Buscemi interpreta Flora con grande equilibrio. Il suo personaggio avrebbe potuto trasformarsi facilmente nello stereotipo della ragazza devota. L’attrice le restituisce invece autenticità, sensibilità e una forza silenziosa che rende credibile ogni decisione. Attorno a loro si muove un cast capace di sostenere con naturalezza il tono della commedia senza mai scivolare nella caricatura.
Si ride molto, ma non si ride mai a vuoto
Le battute sono numerose e spesso molto efficaci. Tuttavia la comicità non rappresenta mai un fine. Ogni momento divertente contribuisce a far crescere i personaggi oppure ad approfondire il tema centrale del racconto.
È una qualità sempre più rara. Molte commedie contemporanee sembrano costruite come una successione di sketch. Pif preferisce invece raccontare una storia nella quale l’umorismo accompagna costantemente l’evoluzione emotiva dei protagonisti. Per questo motivo il film riesce a passare dalla leggerezza alla riflessione senza che il cambiamento di tono risulti forzato.
…che Dio perdona a tutti è una delle migliori commedie italiane dell’anno
…che Dio perdona a tutti dimostra che la commedia italiana può ancora affrontare temi importanti senza perdere la propria capacità di divertire. Pif costruisce un racconto brillante, intelligente e sorprendentemente profondo, nel quale amore, fede e identità convivono con naturalezza all’interno della stessa storia.
Il film recupera una tradizione che sembrava dimenticata. Quella di una commedia capace di intrattenere mentre pone domande sincere sul nostro modo di vivere, amare e credere. È proprio questa ricchezza di livelli a renderlo una delle sorprese più piacevoli del cinema italiano recente.
Si esce dalla sala con il sorriso, ma anche con la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di una semplice commedia romantica. Pif ricorda che il cinema può ancora far ridere senza rinunciare alla profondità. E, oggi più che mai, è una qualità preziosa.


