Buen Camino ripropone un personaggio ormai arrivato al capolinea
Ogni nuovo film di Checco Zalone è un evento. Non soltanto cinematografico, ma anche culturale. È uno di quei rarissimi autori capaci di riempire le sale come nessun altro in Italia. E forse è proprio questo il motivo per cui Buen Camino lascia addosso un’amarezza ancora più grande. Perché il talento, almeno in passato, c’era. Qui, invece, sembra essersi trasformato in una formula ripetuta fino allo sfinimento.
Dopo il ritorno al fianco di Gennaro Nunziante, regista dei suoi maggiori successi, le aspettative erano quelle di ritrovare quella comicità capace di raccontare i difetti dell’Italia attraverso la satira. Invece Buen Camino sceglie la strada più semplice. Conserva il personaggio che tutti conoscono, ma gli toglie gran parte della forza che lo aveva reso così efficace. Anche una parte della critica ha osservato come il film risulti meno graffiante rispetto ai lavori precedenti, privilegiando i buoni sentimenti rispetto alla satira più corrosiva.
Il solito Checco non basta più
Luca Medici interpreta ancora una volta il personaggio che lo accompagna praticamente dall’inizio della sua carriera. L’ignorante. Il superficiale. L’uomo incapace di comprendere ciò che gli accade intorno. Questa volta, però, non è nemmeno l’italiano medio. È il figlio privilegiato di un ricchissimo imprenditore, cresciuto nel lusso e completamente estraneo ai problemi quotidiani della maggior parte delle persone.
Ed è qui che nasce il primo limite del film. Per anni Zalone ha costruito una comicità che funzionava perché deformava alcuni tratti riconoscibili della società italiana. In Buen Camino quel meccanismo si inceppa. È difficile identificarsi in un protagonista che vive immerso nel privilegio. Rimane soltanto la caricatura dell’ottuso. Ma una caricatura, da sola, dopo cinque film, non basta più.
Le battute arrivano sempre nello stesso modo
La comicità di Buen Camino soffre soprattutto di prevedibilità. Molte battute sembrano annunciare il proprio arrivo con largo anticipo. Lo spettatore intuisce dove andranno a parare e il risultato è che la risata perde forza ancora prima di arrivare. Non manca qualche momento riuscito, ma nel complesso prevale una sensazione di déjà-vu continuo. Anche diverse recensioni hanno evidenziato come il film rinunci alla vena più caustica di Zalone per affidarsi a gag più leggere e meno incisive.
La conseguenza è forse la peggiore che possa capitare a una commedia. Non ci si chiede quale sarà la prossima battuta. Ci si ritrova invece a domandarsi quando arriveranno i titoli di coda.
Una storia semplice che non riesce a sorprendere
La struttura narrativa è estremamente lineare. Il Cammino di Santiago diventa il pretesto per raccontare un percorso di maturazione personale e il difficile rapporto tra un padre immaturo e una figlia molto più adulta di lui. È un tema che possiede un potenziale emotivo evidente. Il problema è che il film lo affronta senza mai trovare una vera profondità.
Alla fine resta un messaggio positivo. Una figlia continua ad avere bisogno del proprio padre anche quando quel padre è pieno di difetti. È probabilmente l’aspetto più sincero dell’intero racconto. Peccato che tutto il resto della narrazione sembri costruito per arrivare a quella conclusione senza mai svilupparla davvero.
Quando il successo rischia di diventare una gabbia
Il vero problema è che Zalone non rischia più
La sensazione dominante è che Checco Zalone abbia trovato una formula talmente efficace da non sentire più il bisogno di metterla in discussione.
Ogni film ripropone lo stesso protagonista. Cambiano il contesto, il viaggio e i comprimari, ma il meccanismo resta identico. Cambiano le situazioni. Non cambia il personaggio. E quando un autore smette di sorprendere sé stesso, difficilmente riuscirà a sorprendere anche il pubblico.
La coppia con Gennaro Nunziante aveva regalato alcune delle migliori commedie italiane degli ultimi vent’anni. In Buen Camino, però, quel sodalizio sembra limitarsi ad amministrare un patrimonio costruito in passato, senza trovare una nuova direzione.
Il paradosso del cinema italiano
L’aspetto più amaro riguarda però un altro elemento. Checco Zalone continua a essere uno dei pochissimi autori italiani capaci di portare milioni di spettatori nelle sale. Ogni sua uscita rappresenta una boccata d’ossigeno per un settore che fatica sempre più a riportare il pubblico al cinema. È un dato oggettivo e difficilmente contestabile.
Proprio per questo viene spontaneo porsi una domanda. Possibile che uno dei pochi autori in grado di mobilitare un pubblico così vasto non senta il bisogno di utilizzare questo enorme capitale di fiducia per raccontare qualcosa di più ambizioso? Possibile che una macchina produttiva tanto potente finisca per accontentarsi di ripetere una formula ormai consumata?
Il pubblico ride ancora, ma è sufficiente?
Sarebbe scorretto sostenere che il film non faccia ridere nessuno. Le sale continuano a riempirsi e una parte del pubblico trova ancora in Zalone esattamente ciò che cerca. Anche online le reazioni sono state molto divise, tra chi ha apprezzato la leggerezza del racconto e chi, al contrario, ha parlato di un autore ormai ripiegato su sé stesso.
Il punto, però, non è stabilire se una battuta funzioni oppure no. Il punto è chiedersi se, dopo tanti anni, questo personaggio abbia ancora qualcosa di nuovo da raccontare. Tutto lascia l’impressione che la risposta sia negativa.
Buen Camino è il film di un autore che avrebbe bisogno di ricominciare da capo
Buen Camino non è il peggior film di Checco Zalone. È forse quello che più chiaramente mostra i limiti di una comicità diventata prigioniera del proprio successo.
Il rapporto tra padre e figlia conserva una certa sincerità e il messaggio finale possiede anche una sua dolcezza. Ma sono elementi che non bastano a sostenere una commedia costruita su battute spesso prevedibili, situazioni ripetitive e un protagonista che continua a essere la copia di sé stesso.
Rimane allora una sensazione difficile da ignorare. Il cinema italiano ha ancora bisogno di Checco Zalone. Ma forse, prima ancora, è Checco Zalone ad avere bisogno di liberarsi finalmente del personaggio che lo ha reso famoso. Solo così potrebbe tornare a sorprenderci davvero.


