La serie tv diretta da Mike Flanagan riprende il celebre personaggio di Carrie e lo inserisce in un contesto scolastico contemporaneo di cyber bullismo
Una serie che riprende un classico dell’horror
Carrie è la nuova serie tv in otto episodi disponibile su Amazon Prime Video che segna l’ennesima collaborazione tra Mike Flanagan e Stephen King. Una collaborazione fruttuosa, poiché Flanagan è tra i pochi a essere riuscito a cogliere lo spirito e il senso profondo delle opere dello scrittore (come in Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e in Life of Chuck). Lo stesso Flanagan dovrebbe dirigere anche la serie tv su La Torre Nera, il grande ciclo fantasy di Stephen King.
Carrie fu il primo romanzo di Stephen King. Da esso sono stati tratti diversi film, il più importante sicuramente è quello di Brian De Palma, Carrie – Lo sguardo di Satana (1976). La storia ovviamente ruota sempre intorno a Carrie, una giovane ragazza dotata di poteri telecinetici vissuta sotto il perfido controllo della madre, fanatica religiosa e del padre complottista che muore quando lei è piccola. La sua vita è un inferno, presa di mira dai compagni di scuola. Tormentata, insultata e bullizzata perché “diversa”. Una ragazza pura e gentile che non conosce il mondo e i suoi pericoli. Il personaggio è interpretato da Summer H. Howell, abile nel dare alla protagonista quella fragilità utile a creare una connessione empatica con lo spettatore.
La cattiveria e gli orrori dell’adolescenza
La storia della ragazza emarginata e tormentata dai compagni appare persino più facile da trasportare nel presente di quanto si potrebbe immaginare. Perché il bullismo non è scomparso: ha semplicemente trovato nuovi strumenti, nuovi pubblici e soprattutto la possibilità di seguire una vittima anche fuori dalle mura della scuola. Il bullismo non appartiene più soltanto a un luogo fisico e non ha necessariamente una fine ma si sposta in rete. L’account anonimo CarrieRed con cui vengono messe in piazza i pettegolezzi veri o presunti della scuola, diventa il veicolo attraverso cui voci, immagini e crudeltà colpiscono tutti, nessuno escluso.
Smartphone, account anonimi e social media trasformano il bullismo in uno spettacolo potenzialmente infinito: non basta più sopravvivere all’umiliazione, perché l’umiliazione continua a circolare anche quando l’evento è terminato. Si tratta di elementi che vanno ad agganciarsi fortemente con l’attualità, costituendo così una forte critica del mondo odierno e in particolare della società americana. La violenza nelle scuole, la crescente polarizzazione dei comportamenti e delle opinioni, il senso di deresponsabilizzazione che portano con sé i social network e l’incapacità degli adulti di comprenderlo fino in fondo vengono trattati in modo magistrale ed efficace attraverso la narrazione, occupando il giusto spazio e suscitando spontaneamente riflessioni profonde nello spettatore.
Una Carrie diversa
La Carrie rappresentata da Flanagan è meno spettrale e inizialmente persino più aperta agli altri, più gentile, curiosa di un mondo dal quale è stata esclusa. Proprio questa disponibilità rende più doloroso osservare quanto rapidamente quel mondo trovi il modo di spezzarla e distruggerla. La serie è molto meno interessata a trovare nuovi modi per terrorizzare lo spettatore. La telecinesi emerge lentamente e l’orrore soprannaturale rimane spesso ai margini, mentre Carrie assume sempre più chiaramente la forma di un teen drama corale. Il ballo di fine anno ne restituisce l’immagine classica della protagonista del romanzo, con i due episodi finali da brividi in cui lei sfodera tutto il suo potere contro tutta la scuola. Una conclusione spettacolare tra il sangue e le fiamme.
La serie Prime Video targata Mike Flanagan rilegge l’esordio letterario di King senza mai tradire l’essenza del romanzo originale. La trasposizione in otto episodi espande il trauma della protagonista in una lucida e profonda critica alla società moderna, sostenuta dalle eccellenti interpretazioni del cast e da una regia visivamente attenta. Il risultato è un orrore disturbante e consapevole che, culminando in un finale aperto, audace e inedito. Abbandona l’aderenza al libro per intraprendere una strada piuttosto coraggiosa. Flanagan è come sempre abile nel non far uscire il mostro come un qualcosa di nuovo, ma di farlo crescere dentro relazioni malate.
Quindi la domanda è: ci saranno nuove stagioni di Carrie ad aspettarci?


