Una testimonianza ritrovata che trasforma l’archivio personale in memoria collettiva della Palestina
Il contesto e la nascita del film
In With Hasan in Gaza, presentato in Concorso Internazionale al Locarno Film Festival 2025, il regista palestinese Kamal Aljafari riporta alla luce tre cassette MiniDV girate nel 2001 e dimenticate per più di vent’anni. Quelle immagini, nate senza l’intenzione di diventare cinema, si rivelano oggi come un documento unico di vita quotidiana a Gaza, quando la città era segnata dall’assedio ma non ancora devastata dalla catastrofe attuale. L’origine del film è legata alla ricerca di un amico conosciuto in prigione durante la Prima Intifada, un percorso che porta il regista ad attraversare Gaza accompagnato da Hasan, figura enigmatica che diventa simbolo stesso della fragilità della memoria. Nel rivedere quel materiale, Aljafari trova un senso nuovo: ciò che allora era semplice archivio privato si trasforma in un atto politico e poetico, capace di restituire dignità e complessità a un luogo troppo spesso raccontato solo attraverso la violenza.
L’estetica dell’immagine e del tempo
La decisione di Aljafari è radicale: mantenere l’ordine originale delle riprese, senza costruire un montaggio narrativo tradizionale. Ciò significa accettare le pause, le attese, i frammenti in cui apparentemente non accade nulla. In queste dilatazioni temporali il film trova la propria forza. L’assenza di manipolazione rende le immagini un flusso di memoria pura, un documento che resiste alla tentazione di ordinare il passato. Questa scelta estetica produce nello spettatore un effetto straniante: osserviamo una Gaza viva, abitata, piena di dettagli quotidiani, ma percepiamo allo stesso tempo la distanza e la perdita. Ogni sguardo su una strada, ogni risata di bambini, ogni inquadratura di mare o di case porta con sé l’eco di ciò che potrebbe essere stato distrutto. Il tempo filmico diventa così un ponte tra il 2001 e il presente.
Il ruolo del suono come montaggio
Se le immagini rimangono intatte, è il suono a definire la vera struttura del film. Con la collaborazione di Simon Fisher Turner e Attila Faravelli, il lavoro sonoro intreccia registrazioni ambientali, brani radiofonici, canzoni popolari palestinesi e interventi elettronici. Il risultato non è una colonna sonora illustrativa, ma un tessuto che collega passato e presente, vita e memoria. Le voci che emergono, i rumori che restano sporchi, le canzoni che parlano d’amore e resistenza restituiscono la dimensione umana della città. È proprio il suono a trasformare il film in esperienza sensoriale, dove ogni nota e ogni rumore diventano gesto politico. Attraverso le stratificazioni acustiche, Aljafari costruisce un montaggio emotivo che sostituisce quello visivo, mantenendo le immagini nel loro ordine originario.
La contro-immagine di Gaza
L’elemento più sorprendente di With Hasan in Gaza è la sua capacità di ribaltare l’immagine a cui i media ci hanno abituati. Gaza non è mostrata solo come luogo di distruzione, ma come spazio di normalità e di vita. Ci sono mercati affollati, viaggi in macchina, chiacchiere informali, momenti di gioco. In questo sta la forza politica del film: restituire a Gaza il diritto alla complessità, sottrarla alla rappresentazione univoca della violenza. Quelle immagini quotidiane assumono oggi il valore di contro-archivio, prova tangibile dell’esistenza di una comunità che vive, ama, resiste. Guardarle significa fare esperienza di una perdita, ma anche riconoscere un patrimonio culturale e umano che non può essere cancellato.
Il dialogo tra passato e presente
Il film non si limita a mostrare un passato lontano, ma lo mette costantemente in dialogo con il presente. Le immagini del 2001 ci interrogano su cosa sia successo in questi vent’anni: chi sono oggi quelle persone, quali strade esistono ancora, cosa resta delle case filmate. Non c’è retorica né spiegazione, ma uno sguardo che ci costringe a riflettere. With Hasan in Gaza diventa così un’opera che attraversa il tempo: parla del 2001, parla di oggi e, purtroppo, rischia di parlare anche di domani. È un film che non concede consolazioni e che ci pone davanti alla responsabilità dello sguardo, chiedendoci di non distogliere gli occhi.
Forza e limiti del film
La forza maggiore del film sta nella sua autenticità. Queste immagini non sono costruite, non sono pensate per un pubblico, ma nascono come registrazioni spontanee. Questa immediatezza conferisce al film un peso etico che pochi documentari riescono ad avere. Anche le imperfezioni tecniche, la grana, i movimenti incerti della videocamera diventano parte integrante del linguaggio. Alcuni spettatori possono trovare il ritmo lento e l’assenza di montaggio tradizionale difficili da sostenere. Ma questa resistenza è parte dell’esperienza: il film chiede tempo e disponibilità, rifiuta la fruizione rapida. È un cinema che non vuole intrattenere ma far riflettere, che non cerca lo shock ma la consapevolezza.
Perché è un film necessario
With Hasan in Gaza è uno dei titoli più importanti del Concorso di Locarno 2025 perché dimostra come il cinema possa ancora essere un atto di testimonianza e di resistenza. Non racconta Gaza come teatro di guerra, ma come luogo abitato, con una cultura viva fatta di musica, poesia e relazioni quotidiane. Interroga lo spettatore sul senso della memoria e sulla responsabilità di chi guarda. In un’epoca in cui le immagini circolano senza sosta e rischiano di perdere significato, il film di Aljafari ci ricorda che ogni immagine è una traccia di esistenza, un atto di sopravvivenza. È cinema che non consola ma obbliga a pensare, ed è proprio per questo che è necessario.
Conclusione
Con questo lavoro, Kamal Aljafari consegna al pubblico un film che è insieme archivio, elegia e gesto politico. Un’opera che nasce da un archivio personale e diventa patrimonio collettivo, capace di parlare a tutti coloro che si interrogano su memoria, giustizia e sopravvivenza. With Hasan in Gaza non è solo una testimonianza del passato, ma un invito a guardare il presente con occhi più attenti e più umani. È uno di quei rari film che non si dimenticano, che persistono nella memoria dello spettatore come le stesse immagini persistono contro il tempo.


