A Locarno 2025 un’immersione nel potere, nella tragedia familiare e nell’ossessione in The Birthday Party di Jiménez con Willem Dafoe
The Birthday Party, l’ultima opera del regista spagnolo Miguel Ángel Jiménez, presentata in anteprima mondiale alla 78esima edizione del Locarno Film Festival, non è un semplice film. È un viaggio claustrofobico nel potere, nella manipolazione e nelle dinamiche familiari distorte, raccontato attraverso una lente che ricorda le grandi tragedie greche.
Durante la conferenza stampa, Jiménez e il cast – tra cui Willem Dafoe, Emma Suárez e Cristos – hanno svelato retroscena, ispirazioni e sfide dietro a un progetto che promette di lasciare il segno.
The Birthday Party: dal romanzo al cinema
Basato sull’omonimo romanzo di Carlos Cárdenas (autore acclamato per le sue esplorazioni del lato oscuro dell’animo umano), The Birthday Party segue Marcos (Dafoe), un magnate spietato che, durante una festa di compleanno, rivela la sua natura tirannica mentre la famiglia si sgretola attorno a lui.
“È una storia sul potere che corrode, anche nelle relazioni più intime”, ha spiegato Jiménez. “Marcos è un uomo che crede di controllare tutto, ma è proprio questa ossessione a distruggerlo. È un Agamennone moderno.”
Il riferimento alla mitologia greca non è casuale: come sottolineato dal produttore Giorgos Karnavas, il film attinge alla struttura della tragedia classica, dove l’hybris (la tracotanza) porta inevitabilmente alla caduta.
Willem Dafoe e il mostro umano: “Marcos non è un villain, è un uomo”
Interpretare Marcos ha richiesto a Willem Dafoe un lavoro psicologico e fisico intenso:
“Non volevo giudicarlo. Ha un suo codice, una sua logica. La perdita del figlio lo ha reso ancora più feroce, perché vede crollare il suo ‘impero’. È un meccanismo che vediamo nei dittatori, ma anche in padri ‘normali’.”
Una scena chiave – un balletto solitario di Marcos, nudo e ipnotico – è diventata simbolo del film:
“Quella danza è la sua lotta interiore”, ha aggiunto Jiménez. “È un uomo che cerca di resistere alla gravità, al peso del suo stesso potere.”
Dafoe ha rivelato di essersi allenato per mesi nella danza tradizionale greca, trasformando il corpo in uno strumento narrativo.
Emma Suárez e Christos Stergioglou: l’amore come prigione
Il personaggio di Laura (Emma Suárez) incarna il dramma della dipendenza affettiva:
“È consapevole della tossicità di Marcos, ma non può sfuggirgli. Negli anni ’70, in pieno patriarcato, molte donne vivevano così”, ha detto l’attrice, evidenziando come il film esplori “la difficoltà di essere libere in un mondo di uomini.”
Christos Stergioglou, nel ruolo del dottore Patricio, completa il triangolo amoroso:
“Anch’io sono innamorato di Marcos, ma in modo diverso. È una relazione malata, ma per noi è l’unica verità.”
The Birthday Party: Corfù come teatro di un destino beffardo
Girato principalmente a Corfù, il film ha beneficiato di location mozzafiato, scelte dopo anni di ricerche. Una curiosità: la villa dove è ambientata la festa apparteneva a un uomo la cui storia ricalcava quella di Marcos.
“Abbiamo trovato lettere del proprietario che sembravano uscite dalla nostra sceneggiatura”, ha raccontato Garnas. “È stato inquietante.”
La fotografia di Gris Jordana gioca con luci e ombre, creando un’atmosfera da incubo elegante.
Colonna sonora: Maria Callas e il contrasto perfetto
La musica, curata da Marc Ribot, usa brani d’epoca e un’aria straziante di Maria Callas per accentuare il contrasto tra apparenza e realtà:
“La Callas canta mentre Marcos prepara la sua vendetta. È la bellezza che nasconde l’orrore”, ha spiegato Jiménez.
Una festa a cui nessuno vorrebbe essere invitato
The Birthday Party si consuma come un lungo, lancinante grido soffocato – quello di chi il potere lo subisce, lo esercita, o illude sé stesso di poterlo controllare. Non a caso, il film sceglie come ambientazione un’unica, interminabile notte di festa: l’artificio perfetto per mostrare come le dinamiche di dominio si ripetano senza variazioni, secolo dopo secolo, dalla tragedia greca ai salotti borghesi degli anni ’70.
Willem Dafoe scolpisce un Marcos che è archetipo e insieme creatura unica – un re Lear contemporaneo la cui caduta assume toni quasi grotteschi nella sua inevitabilità. Emma Suárez e Cristos, come satelliti in orbita attorno a un sole morente, completano un quadro familiare che ricorda certe claustrofobiche opere di Bergman, ma con la violenza viscerale del miglior Almodóvar.
Il vero colpo di genio? Aver condensato in 24 ore narrative quello che il romanzo di Cárdenas sviluppava in decenni: un’accelerazione che trasforma il film in una camera iperbarica emotiva, dove ogni sguardo, ogni gesto (persino quel balletto ipnotico di Dafoe) diventa sintomo di un malessere sistemico.
Quando i titoli di coda scorrono, non ci si sente spettatori, ma complici – come se quella festa maledetta continuasse da qualche parte, in loop eterno, con nuovi ospiti destinati a ripetere gli stessi errori. Forse è questo il messaggio più amaro (e necessario) del film: il potere non cambia mai volto, cambia solo maschera.
Quando The Birthday Party arriverà nelle sale italiane dovrete prepararvi a portarne il peso a casa.


