Sehnsucht in Sangerhausen: come un paesaggio desolato diventa protagonista di un cinema poetico e politico
Il 78° Locarno Film Festival ha ospitato la presentazione di Sehnsucht in Sangerhausen, pellicola tedesca in concorso diretta da Juliane Radlmaier, che firma anche sceneggiatura e montaggio. Presenti alla conferenza stampa le attrici Maral Keshavarz e Clara Schwinning e il produttore Kiril Krasovski. Il team ha svelato i retroscena di un’opera che fonde paesaggio, storia e poesia in un ritratto ambivalente della Germania contemporanea.
Sangerhausen: Una location inaspettata tra piramidi di scorie e geologia
Madlmeier ha scelto Sangerhausen, cittadina della Sassonia-Anhalt, quasi per caso: “Ho visto una foto di quella che sembrava una piramide – in realtà una discarica di detriti minerari – e ne sono rimasta affascinata”. Questo cumulo artificiale, visibile da ogni angolo della città, diventa metafora di stratificazione storica e geologica.
“È una regione piena di contraddizioni”, spiega la regista. “Rocce che raccontano secoli di estrazione, ma anche un passato oscuro con campi di concentramento sotterranei. Volevo esplorare questa ambivalenza”. Le attrici, mai state prima a Sangerhausen, hanno vissuto un periodo di immersione nel luogo, scoprendone la peculiarità attraverso prove e incontri con gli abitanti.
Novalis, Kiarostami e l’ibridazione culturale
Il film dialoga con la figura del poeta Novalis, nato nella regione e geologo lui stesso: “La sua scrittura frammentata, tra scienza e fiaba, risuona con il mio approccio”, afferma Madlmaier. Un altro riferimento è Abbas Kiarostami, omaggiato non solo per il background iraniano dell’attrice Keshavarz, ma anche per una poetica dello sguardo che cattura dettagli inattesi – come gli alberi sotto un cavalcavia autostradale che ricordano scenari dell’Afghanistan.
Politica e identità: L’AfD senza nomi
Pur non citando esplicitamente l’ascesa dell’AfD (Alternativa per la Germania), il film riflette sul nazionalismo e l’appropriazione del paesaggio: “Il discorso xenofobo è ormai normalizzato, persino da partiti tradizionali”, nota il regista. Una scena mostra un personaggio che ripete stereotipi sull’immigrazione – battuta che, ironia della sorte, è una citazione del cancelliere Friedrich Merz.
Cammelli, grotte e incontri imprevisti
Tra gli elementi più surreali, i cammelli – presenza reale in un allevamento locale – diventano simbolo di un paesaggio riconfigurato: “Erano rumorosi e lunatici!”, ride la Keshavarz. Gli abitanti di Sangerhausen, coinvolti come comparse, hanno spesso stupito il team con la loro conoscenza del territorio, come la guida delle grotte che rivela formazioni rocciose nascoste.
Da Sehnsucht in Sangerhausen una lettera d’amore alla Germania dell’Est
Madlmaier definisce il film “una riscoperta della Germania dell’Est, troppo spesso ridotta a stereotipi”. Attraverso storie di migranti e tedeschi, il lavoro sfida le narrazioni nazionaliste: “Il paesaggio appartiene a chi lo vive, indipendentemente dalle origini”.
Sehnsucht in Sangerhausen è un film che merita di essere visto non solo per la sua fotografia ipnotica, ma per il coraggio di mostrare una Germania complessa e plurale. Un lavoro che, come le pietre di Sangerhausen, stratifica temi universali in una forma unica.


