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  • L’Esorcismo di Emma Schmidt: quando il coraggio si ferma alla superficie

Un horror ispirato a fatti reali che non osa davvero interrogare lo spettatore

Una grande storia vera, raccontata con timore

La storia vera che sta alla base de L’Esorcismo di Emma Schmidt è, almeno sulla carta, tra le più inquietanti e affascinanti nella storia degli esorcismi documentati nel mondo cattolico. Avvenuto nel 1928 nel Wisconsin, l’intervento del gesuita Theophilus Riesinger fu considerato uno dei casi più estremi e prolungati nella storia ecclesiastica americana. Il soggetto, Emma Schmidt – talvolta nota anche con lo pseudonimo Anna Ecklund – è diventato oggetto di articoli, saggi, documentari e perfino indagini di psichiatri moderni, molti dei quali sospettano che alla base di tutto ci fossero abusi, repressione religiosa e una grave patologia mentale non riconosciuta. C’era, insomma, un patrimonio umano e narrativo su cui costruire un film complesso, stratificato, che potesse affrontare le ambiguità del male senza per forza cadere nella retorica. Purtroppo The Ritual sceglie invece la via più comoda: raccontare i fatti senza veramente indagarli, muovendosi lungo un sentiero già battuto da decine di film precedenti, con il risultato di un’opera più illustrativa che davvero cinematografica.

Una regia priva di coraggio autoriale

David Midell, già regista del dramma The Killing of Kenneth Chamberlain, sembrava sulla carta la scelta giusta per restituire umanità a una vicenda spesso caricata di toni sensazionalistici. Tuttavia, nel tentativo di restare “rispettoso” verso il materiale storico e l’aspetto spirituale della vicenda, il regista finisce per diluire ogni tensione e svuotare ogni conflitto. Le inquadrature sono statiche, la fotografia monotona, la messa in scena asfittica. La casa in cui avviene il rito è volutamente spoglia, claustrofobica, ma mai disturbante. Le ombre non inquietano, la luce non interroga, le scelte visive non dicono mai nulla di più di ciò che i dialoghi suggeriscono. Persino i momenti più drammatici – la manifestazione del demonio, i dialoghi tra i sacerdoti, le crisi fisiche della protagonista – vengono trattati con un distacco che pare voler rassicurare più che mettere in discussione. La regia pare preoccuparsi più di non offendere lo spettatore credente che di provocare il pubblico laico. È un approccio che, sebbene elegante, impedisce qualsiasi coinvolgimento emotivo autentico.

Al Pacino e un cast sprecato in ruoli bloccati

Il nome che svetta su tutta la locandina è quello di Al Pacino, qui nel ruolo del padre esorcista Theophilus Riesinger. Ma si tratta di una prova minore nella sua carriera, e non solo per motivi anagrafici. Il copione gli concede poco: il suo personaggio è austero, silenzioso, a tratti quasi assente. La voce roca, la gestualità contenuta, i primi piani accennati suggeriscono più stanchezza che convinzione. Abigail Cowen, nel ruolo di Emma, è fisicamente credibile ma limitata da una sceneggiatura che la fa recitare su un binario solo: la sofferenza. Nessuno scarto emotivo, nessuna evoluzione psicologica. Anche Dan Stevens, nel ruolo di padre Steiger, serve più da spalla spirituale che da vero contraltare drammaturgico. È come se tutti i personaggi fossero tenuti a distanza, incapaci di dialogare tra loro o con lo spettatore. La loro funzione narrativa è chiara, ma la loro umanità resta offuscata, sacrificata in nome di una compostezza che diventa aridità.

Il film non prende posizione: cronaca piatta, nessuna visione

Il difetto più grave di The Ritual è la sua incapacità di interrogarsi, di farsi carico delle implicazioni filosofiche e morali che un soggetto del genere porta con sé. È un film che racconta, ma non riflette. Assiste, ma non giudica. E in questo modo lascia scivolare via il senso stesso della sua esistenza. Il pubblico viene accompagnato attraverso le tappe canoniche dell’esorcismo – diagnosi, sospetto, negazione, rito, crisi finale – senza che mai venga offerta una vera chiave di lettura. Il film non mostra il dubbio, né da parte della protagonista né da parte degli uomini di Chiesa. Nessuno si chiede davvero: “E se non fosse un demone? E se fosse il risultato di una sofferenza umana più profonda, legata alla sessualità, alla religione, al potere patriarcale?” Non si osa dire nulla che possa turbare. Eppure, la vera forza del cinema dell’orrore – quello serio, quello che resta – sta proprio nell’attraversare la zona d’ombra, non nel schivarla.

Una messa in scena che non vibra mai

A livello formale, The Ritual è ben lontano dalla potenza visiva di capolavori come The Exorcist (1973), Saint Maud (2020) o The Witch (2015). Qui non ci sono visioni disturbanti, non c’è tensione atmosferica, non ci sono immagini memorabili. La colonna sonora è funzionale ma mai incisiva, le scenografie sono ridotte all’osso, la macchina da presa si limita a registrare. E proprio per questa mancanza di identità stilistica, il film risulta piatto. In un genere che richiede scelte forti – sia visive che narrative – The Ritual si accontenta di una timidezza che lo rende indistinto, a tratti televisivo, incapace di evocare suggestioni o di alimentare una mitologia propria.

Reazioni tiepide: la stampa internazionale non perdona

Se l’intento era quello di creare un film sobrio e rispettoso, L’Esorcismo di Emma Schmidt è stato accolto dalla stampa in maniera piuttosto fredda. The Guardian ha parlato di una pellicola “né profonda, né davvero spaventosa”, evidenziando come la performance di Pacino, pur professionale, non riesca a risollevare un film carente di visione. San Francisco Chronicle ha criticato apertamente la mancanza di originalità e coraggio, definendolo “un’occasione sprecata per interrogare la fede, il male e la sofferenza”. Su Rotten Tomatoes il punteggio si aggira poco sopra il 50%, segno di una ricezione mista che tende più al negativo. Anche il pubblico ha risposto con scarso entusiasmo, complice una campagna promozionale che ha fatto leva su elementi drammatici senza poi mantenerne la forza sullo schermo.

Un’occasione persa per un cinema che avrebbe potuto scuotere

In definitiva, L’Esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è un’opera che sceglie la strada della cautela proprio quando avrebbe dovuto osare. Un film che possedeva un potenziale raro – una storia vera, profonda, ambigua, tragica – e che ha scelto di restare in superficie. Non è un brutto film, ma è un film vuoto, privo di impatto, incapace di lasciare un segno. Non disturba, non stimola, non sfida. E per un film horror, questa è la più grande condanna.

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