La nuova commedia civile di Riccardo Milani
La vita va così di Riccardo Milani è il film d’apertura della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Milani porta in questa edizione una storia che unisce il linguaggio della commedia alla sostanza del dramma civile. Non si limita a raccontare un episodio, ma apre una riflessione ampia sul significato della parola “progresso”. Include anche le scelte etiche che accompagnano la trasformazione del territorio italiano. Il regista prosegue nel percorso di esplorazione dell’Italia reale — già intrapreso con Un mondo a parte — cercando di cogliere le sfumature di un Paese che cambia senza sempre sapere in che direzione andare.
Nel cuore del racconto c’è una vicenda semplice. Un pastore del Sud Sardegna, anziano, rifiuta di vendere la propria terra a un gruppo immobiliare che sogna di trasformare la costa in un resort di lusso. Dietro questo gesto quotidiano si nasconde una questione morale profonda. Il sacrosanto diritto, di chiunque, di dire “no”. Milani costruisce intorno a questa resistenza silenziosa una commedia umana che riflette sulla dignità, sull’appartenenza e sulla forza della memoria.
Il titolo e le sue sfaccettature
Il titolo La vita va così racchiude già la complessità del film. È una frase comune, quasi banale, ma la sua intonazione può trasformarla completamente. Può suonare come rassegnazione, come ironia o come sfida. Nel film, questa espressione diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul modo in cui le persone affrontano il cambiamento e il destino.
In bocca ai personaggi di Milani, “la vita va così” non è mai un atto di resa. È una constatazione lucida, la presa d’atto di una realtà che non si può ignorare ma neppure subire. Il protagonista non accetta che tutto debba andare come stabilito da altri. La sua ostinazione diventa un gesto politico e poetico insieme. La prova che anche nel quotidiano si può trovare una forma di resistenza.
Il metodo Milani: la commedia come linguaggio civile
Nel corso della sua carriera, Riccardo Milani ha costruito un linguaggio riconoscibile. Una forma di racconto che coniuga la leggerezza della commedia con la profondità dell’osservazione sociale. La risata, nei suoi film, è evasione ma anche strumento di conoscenza. È un modo per avvicinarsi alla realtà senza la rigidità del moralismo. In La vita va così, questo metodo attinge una nuova linfa. Il regista utilizza la commedia come strumento e la forma popolare accoglie dentro la riflessione civile. Lo spettatore è condotto al sorriso, ma anche alla consapevolezza. La risata diventa un varco che unisce e che nonostante le profonde radici nel territorio sardo, parla a chiunque. Anche a chi solitamente resta fuori dai discorsi politici o intellettuali.
Il film mantiene un tono di leggerezza, ma al tempo stesso è attraversato da un sentimento di malinconia. È la malinconia di un’Italia che cambia e che rischia di dimenticare sé stessa. Milani riesce a far convivere ironia e amarezza, costruendo un equilibrio che appartiene alla migliore tradizione della commedia all’italiana: quella che sapeva raccontare la vita di tutti con semplicità e profondità, senza retorica e senza cinismo.
Gli interpreti e la verità dei volti
Il cast riunisce alcuni dei volti più riconoscibili del cinema italiano contemporaneo. Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio e Geppi Cucciari formano una coralità che alterna ironia e tenerezza, ma la presenza più sorprendente è quella di Giuseppe Ignazio Loi, ottantaquattrenne pastore che interpreta, in qualche modo, una versione di sé stesso. La sua figura introduce un livello di autenticità raro nel cinema mainstream. Non recita un ruolo, ma incarna una vita. Il suo volto, le mani segnate dal lavoro, il ritmo lento dei gesti trasmettono un senso di verità che nessuna costruzione drammatica potrebbe restituire. La sua partecipazione sposta il film su un piano diverso, in cui realtà e finzione si fondono, creando una vibrazione emotiva sincera e profonda.
Virginia Raffaele affronta il ruolo con disciplina e sensibilità. Ha imparato il dialetto sardo, si è immersa nel territorio, ha osservato i movimenti e i ritmi della gente del luogo per restituire un personaggio credibile, radicato, capace di parlare la lingua della comunità che rappresenta. Questa attenzione al dettaglio linguistico e culturale è uno dei tratti distintivi del cinema di Milani: la volontà di far parlare i luoghi, non solo di ambientarvi una storia.
La Sardegna come coscienza del film
La Sardegna non è un semplice scenario, ma il vero personaggio del film. Il paesaggio diventa specchio morale, testimone di un mondo che resiste alla cancellazione. Le coste, le colline, i pascoli e i silenzi formano un linguaggio visivo che racconta l’anima di una terra che si difende senza gridare. Milani filma la Sardegna con pudore. La sua fotografia privilegia la luce tagliente, le tinte naturali, l’asprezza delle superfici. Ogni inquadratura restituisce la dignità del paesaggio come espressione della memoria collettiva.
Il ritmo della resistenza
Il film procede con tempi necessari al racconto, senza fretta. Non è un difetto, bensì una dichiarazione di poetica. La storia si prende il tempo di respirare, di osservare, di lasciare spazio ai silenzi e agli sguardi. È un ritmo coerente con il tema della resistenza: opporsi significa anche rallentare, difendere un tempo più umano in un mondo che corre.
In un panorama cinematografico abituato alla rapidità e all’efficienza narrativa, questa lentezza appare come un gesto di coraggio. Milani invita lo spettatore a fermarsi, a guardare, a comprendere. Non si tratta di un film che vuole sorprendere, ma di un film che vuole restare.
Un film necessario per il presente
La vita va così arriva in un momento storico in cui la parola “sviluppo” viene spesso usata come sinonimo di cancellazione. Il film restituisce un senso diverso al progresso, fatto di equilibrio, memoria e responsabilità. È una riflessione sull’Italia di oggi, sulle sue periferie geografiche e morali, su un popolo che spesso deve scegliere tra sopravvivere e restare fedele a sé stesso.
L’opera di Milani non offre soluzioni, ma propone un punto di vista. Non indica chi ha ragione o torto, ma mostra le conseguenze delle scelte. È un film che crede nella forza dei gesti piccoli, nella possibilità che la coerenza personale possa ancora avere un valore collettivo. La sua commedia non vuole far ridere a tutti i costi, ma far pensare attraverso il sorriso.
Il prezzo del progresso e l’illusione del lavoro
Nel cuore del conflitto raccontato da La vita va così si nasconde un dilemma antico e ancora attuale. Il sacrificio della terra e della casa del protagonista, percepito dal Paese, come un atto necessario per favorire lo sviluppo economico. Il tutto viene giustificato dalla promessa di nuovi posti di lavoro. Un argomento con cui, da decenni, la Sardegna viene convinta a chinare il capo, ad accettare compromessi in nome del progresso. Ma dietro a quelle cifre esagerate e a quelle promesse di benessere si cela spesso una trappola. La perdita irreversibile del legame con la propria identità. Milani mostra come il denaro, per quanto alto, non possa compensare ciò che si perde quando un territorio viene spogliato della sua anima. Il rifiuto di Efisio diventa così il simbolo di una scelta controcorrente, una voce che si oppone al silenzio della resa collettiva.
La vita va così: un ritratto di umanità e coerenza
Con una durata di circa due ore, il film alterna momenti di leggerezza a momenti di tensione emotiva. Milani in tutto ciò, mantiene sempre uno sguardo umano e rispettoso. La sua regia sa concentrarsi sui personaggi e sui luoghi. La sceneggiatura, scritta insieme a Michele Astori, dosa ironia e amarezza. Lasciando che il tono della commedia conviva con la densità del dramma.
Prodotto e distribuito da Medusa Film e Piper Film, La vita va così si inserisce nella tradizione della commedia sociale italiana, ma ne rinnova lo spirito con una delicatezza contemporanea. L’uscita in sala, fissata per il 23 ottobre 2025, segna anche il ritorno di un cinema che parla al pubblico senza rinunciare al pensiero. È un’opera che non cerca la perfezione, ma l’onestà. E in tempi come questi, l’onestà è già una forma di bellezza.
Conclusione
La vita va così è un film profondamente vero. È una commedia civile che utilizza il linguaggio popolare per affrontare temi universali come la dignità, la memoria, la libertà di scegliere. La sua forza risiede nella semplicità, nel coraggio di non complicare ciò che è umano. È un film che resta dentro, che parla piano ma in modo netto, che invita a guardare il mondo con uno sguardo più lento e più consapevole.
In un’epoca che spesso confonde la velocità con il valore, un film che sceglie la misura e l’ascolto è, senza dubbio, necessario.


