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  • Here: il tempo, gli spazi, le emozioni — recensione del film di Robert Zemeckis

Uno sguardo profondo sul passaggio del tempo attraverso un solo luogo

Here è un film del 2024 diretto da Robert Zemeckis, scritto insieme a Eric Roth, tratto dall’omonimo graphic novel di Richard McGuire. Il racconto non è lineare: il film segue le vicende degli abitanti di un singolo luogo — una casa con il suo salotto, il suo spazio, il suo terreno — attraverso molte epoche, dal passato remoto fino al presente.

La storia inizia nell’era dei dinosauri, attraversa le ere glaciali, il periodo dei popoli nativi americani, arriva al colonialismo, al Novecento, fino al XXI secolo. Le vite umane che si intrecciano attorno a quella casa: famiglie successive, nascite, morti, geometrie del quotidiano che cambiano, mutano i tempi, mutano i corpi, mutano le epoche.

Una scelta centrale è quella di concentrare l’azione (visivamente) quasi sempre da un singolo punto di vista: il salotto, le stanze attigue, le finestre, il terreno circostante, mentre la narrazione salta nel tempo, mostrando come lo spazio — il luogo fisico — resti costante, mentre tutto il resto muta attorno. Los

Gli aspetti tecnologici: de-aging, AI e sperimentazione visiva

Uno degli elementi che più ha fatto discutere è l’utilizzo del de-aging digitale via intelligenza artificiale. Tom Hanks e Robin Wright vengono ringiovaniti per farli apparire in epoche più giovani della loro età reale. La tecnologia impiegata è “Metaphysic Live”, che permette face-swap e de-age in tempo reale sul set, piuttosto che affidarsi solo a post-produzione.

Questo dispositivo ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni apprezzano come l’innovazione tecnica apra nuove possibilità per racconti che sfidano il tempo; altri, invece, hanno criticato il de-aging per la resa non sempre convincente (soprattutto intorno alla bocca di Hanks), per il fatto che distrae, o per il rischio che la tecnica diventi un fine più che un mezzo.

Anche lo stile visivo è sperimentale: oltre alla divisione dello schermo in riquadri per mostrare tempi diversi simultaneamente, la regia spesso insiste su dettagli — oggetti d’arredo, decorazioni, ambienti — per indicare il passaggio degli anni, l’evoluzione sociale e culturale. Ogni epoca è resa anche attraverso piccoli gesti, costumi, mobili, colori. Il salotto diventa una macchina del tempo.

I temi principali: memoria, casa, passaggio del tempo

Il film punta molto sulla riflessione filosofica ed emotiva: che cosa resta di noi nel tempo? Che cosa resta di chi abbiamo amato, delle nostre vite, quando tutto intorno muta? La casa diventa simbolo, custode di memoria, testimone silenzioso di generazioni, di scelte quotidiane, di lotte interne, di affetti che nascono e muoiono. Il tema della memoria, personale e collettiva, è centrale: la scena finale, in cui Richard porta Margaret — che soffre di demenza — nella casa del passato, muove il desiderio di far riaffiorare ricordi perduti, emozioni forse cancellate, ma profonde.

C’è il contrasto tra ciò che vediamo — epoche, eventi esterni — e ciò che non vediamo: le vite interne, i rimpianti, le ombre che abitano gli individui. Le generazioni che succedono l’una all’altra non cancellano totalmente ciò che le ha precedute, ma lasciano tracce. La casa è uno spartiacque: cambia chi la abita, ma lo spazio rimane, come una pagina di storia viva.

Le reazioni della critica internazionale e italiana

La critica internazionale ha assunto posizioni molto ambigue, spesso negative. Su aggregatori come Rotten Tomatoes, Here ha un tasso relativamente basso di recensioni positive, intorno al 35-36%.

Tra i punti più criticati ci sono il ritmo lento, la mancanza di profondità psicologica di alcuni personaggi, e la sensazione che il dispositivo formale — la fissità della camera, l’uso del de-aging — finisca per diventare fine a sé stesso, distogliendo dalla storia umana. Alcune recensioni lamentano che, pur essendo visivamente suggestivo, il film senta troppo la sua ambizione teorica, e che le emozioni non compensino abbastanza le artificiosità.

Altri critici, invece, lo difendono come un esperimento coraggioso, degno di lode per il tentativo di mescolare tecnologia, memoria e narrativa sul luogo. Si sottolinea quanto certe scene — gli oggetti che restano, le transizioni di epoca, la cura nei dettagli d’arredo, la regia — funzionino nel creare un senso di nostalgia, di malinconia, di sospensione.

In Italia, pur avendo meno ampia copertura (dato che il film è più recente e distribuito dopo la sua uscita originale), le recensioni seguono una linea simile: apprezzamento per l’idea, la bellezza visiva e la messa in scena, ma anche critiche verso l’eccessiva lezione di stile a scapito del coinvolgimento emotivo. Non mancano opinioni che lo considerano un’opera meditativa ma forse troppo precoce nella sperimentazione tecnica per trovare il cuore dello spettatore.

Punti di forza e limiti

Punti di forza: il film offre una riflessione intensa sul tempo che passa, sul cambiamento, sul rapporto che abbiamo con i luoghi che abitiamo. La direzione artistica è eccellente, la cura dei dettagli, la scenografia, la fotografia permettono di sentire davvero le diverse epoche. Il cast è importante: il ritorno di Tom Hanks e Robin Wright, la loro intesa, il peso simbolico che portano rispetto al passato cinematografico comune. Il coraggio di sperimentare con il mezzo filmico, utilizzare AI e tecniche visive non convenzionali.

Limiti: la narrazione può risultare troppo didascalica o pesante per chi cerca dialoghi più vivaci, conflitti interiori più definiti, o personaggi molto caratterizzati. La staticità visiva — anche se intenzionale — rischia di allontanare lo spettatore meno incline al cinema sperimentale o contemplativo. Il de-aging, seppure notevole sotto il profilo tecnico, non sempre convince dal punto di vista espressivo, specialmente nei passaggi più estremi di ringiovanimento. Il film, in definitiva, può sembrare bello da guardare ma difficile da sentire nei momenti in cui la tecnica prende troppo spazio.

Valutazione finale

Here è un’opera ambiziosa, una meditazione pacata e malinconica sul passaggio del tempo, su ciò che resta e su ciò che si perde. Non è un film perfetto, ma nemmeno ordinario: è un esperimento significativo, che tocca corde profonde, anche se non sempre con leggerezza. Se amate il cinema che fa pensare, che mette lo spettatore di fronte al ticchettio interno dell’esistenza, questo film può offrirvi molto. Se cercate qualcosa di più narrativamente incisivo o emotivamente immediato, potreste trovare la proposta un po’ distante.

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