Il nuovo corso MCU con Sam Wilson: ambizione, caos e troppe promesse parziali
In Brave New World, Sam Wilson è ormai ufficiale come Captain America. Deve affrontare una nuova missione che lo trascina in conflitti politici, un complotto internazionale e la crescente trasformazione di Thaddeus Ross in Red Hulk. Il film propone antagonisti classici, misteri di governo e una minaccia globale — elementi familiari ai fan del MCU. Tuttavia, pur muovendosi in territori grandiosi, il film fatica a trovare un centro chiaro. Spesso pare che il racconto sia tirato avanti più per quantità di eventi che per qualità narrativa.
Cast e personaggi: Mackie vale, gli altri arrancano
Anthony Mackie regge il film con personalità. Sa incarnare la responsabilità, il dubbio e il carico che comporta il titolo di Captain America. Il suo Sam Wilson appare umano, contraddittorio, lontano dall’icona ideale, e questo dà spessore al personaggio. Purtroppo molti dei comprimari non riescono a reggere lo stesso peso. Harrison Ford appare impegnato nel ruolo di Ross/Red Hulk, ma la trasformazione atomica del personaggio non è supportata da una costruzione graduale. Alcune figure — come Falcon o Isaiah Bradley — sono presentate con potenziale, ma la sceneggiatura non dà loro spazio sufficiente per emergere davvero.
Stile, ritmo e tono: visivamente curato, narrativamente dispersivo
Il film è ben confezionato: le scene d’azione funzionano, gli effetti visivi sono a livello Marvel, la regia di Julius Onah mira a momenti spettacolari. Inoltre, l’ambientazione politica aggiunge un gusto di thriller, che sarebbe leva potente se non fosse contrastata da un ritmo irregolare. La prima metà scorre con energia, ma verso il finale il film sembra perdere slancio. Eventi importanti vengono introdotti senza piena resa, e certe sottotrame rimangono sospese.
Temi e messaggi: ambizioni accennate, risultati mancati
Brave New World vuole parlare di leader, responsabilità, eredità. Vuole riflettere su cosa significa prendere il testimone da Steve Rogers, su come fare i conti con il passato, sull’impatto delle proprie azioni politiche. Tuttavia molti temi restano al margine. La questione del potere viene evocata, ma non sempre affrontata con coraggio. Il conflitto interno di Wilson è ben delineato, ma non risulta pienamente soddisfatto. Il film rimane in superficie, tematicamente correlato ad altri titoli Marvel ma con minor profondità.
Pregi e limiti: azione, effetti… e vuoti narrativi
Tra i pregi c’è lo spettacolo: le scene d’azione fanno il loro effetto, i gadget tecnologici, i sequel visivi. Mackie mostra la stoffa del protagonista degno di Cap. Inoltre il film intrattiene: si lascia guardare, ha momenti che funzionano, e riesce a riprendere l’energia da comic-thriller politico che si sperava nel MCU recente. Tuttavia la sensazione che il tutto sia troppo assemblato persiste. Il film include tanti riferimenti, easter egg, trame incrociate, ma poche idee davvero nuove. Ti resta la voglia che Marvel abbia puntato su quantità piuttosto che su coerenza.
Conclusione: un titolo sopravvalutato che fatica a lasciare il segno
Appena uscito, Captain America: Brave New World appare già come un film sopravvalutato. Non è brutto, anzi ha momenti validi, ma delude molte delle attese. Ambizione visiva sì, ma senza la direzione che servirebbe. Mackie è credibile, gli effetti sono all’altezza, ma la storia non prende davvero fuoco. Alla fine chi cerca nel film qualcosa che non sia soltanto intrattenimento sa che resterà con qualche domanda irrisolta.


