Sean Baker torna con un film fresco, ma la sua fama sembra eccessiva
Appena arrivato nelle sale, Anora ha già generato un certo entusiasmo. Il film segue Ani, giovane sex worker di Brooklyn interpretata da Mikey Madison, che decide di sposare Vanya, figlio di un oligarca russo. L’idea di un amore impulsivo, nato tra locali notturni e matrimoni a Las Vegas, ha il fascino della favola urbana. Tuttavia, dietro la patina spensierata, la storia rimane più prevedibile di quanto ci si aspetti. Il contrasto culturale e sociale, pur interessante, non viene mai davvero approfondito. Baker si limita a sfiorare i temi, mantenendo un tono leggero che intrattiene, ma lascia poco dietro di sé.
Mikey Madison brilla, ma il resto arranca
Non c’è dubbio che Mikey Madison sia il cuore pulsante del film. La sua Ani è vivida, capace di unire forza e fragilità, sempre credibile anche nelle situazioni più assurde. Ogni scena in cui compare riesce a conquistare l’attenzione dello spettatore. Purtroppo il resto del cast non riesce a stare al passo. Vanya appare spesso ridotto a caricatura del ricco viziato, e i personaggi secondari restano poco sviluppati. Questo squilibrio fa sì che il film sembri sorretto quasi interamente dall’energia di Madison, senza che la narrazione riesca a sostenerla con la stessa intensità.
Stile e ritmo: Baker resta sulla superficie
Sean Baker sceglie un approccio visivo semplice, diretto, che ben si sposa con l’atmosfera urbana e leggera della storia. I club, le strade di Brooklyn, le camere d’albergo sembrano vivere della stessa vitalità dei protagonisti. Tuttavia, se lo stile è fresco, il ritmo non sempre convince. La prima parte scorre veloce e divertente, ma a lungo andare le situazioni si ripetono, e il film fatica a mantenere una tensione emotiva. Inoltre, la narrazione preferisce il tono da commedia agrodolce al rischio di esplorare davvero i conflitti sociali e culturali che pure accenna.
Temi evocati ma mai esplosi
Anora suggerisce grandi temi: la libertà personale, la dignità in un mondo che giudica, il peso delle differenze economiche e culturali. Eppure questi spunti restano sfiorati. Il matrimonio improvvisato diventa una metafora facile, non un terreno di vera riflessione. Ani sogna di cambiare vita, ma la sceneggiatura sembra più interessata a restare nella leggerezza che a portare lo spettatore dentro i suoi reali dilemmi. Dunque il film diverte, ma difficilmente lascia qualcosa di duraturo.
Conclusione: un film piacevole ma sopravvalutato
Dopo pochi giorni dall’uscita, Anora si sta già costruendo una fama forse eccessiva. È indubbiamente un film piacevole, capace di far sorridere e commuovere con leggerezza. Mikey Madison regala un’interpretazione splendida, e la regia di Baker ha momenti di freschezza. Tuttavia la storia resta prevedibile, i temi non vengono davvero sviluppati e il ritmo, col passare del tempo, perde smalto. Più che un’opera memorabile, Anora appare come una commedia agrodolce che intrattiene ma non regge il peso delle aspettative.


