Quando il potere diventa desiderio: Babygirl esplora l’eros, la vulnerabilità e l’età oltre lo sguardo maschile
Babygirl è un thriller erotico uscito nel 2024, scritto, diretto e prodotto da Halina Reijn, con Nicole Kidman nei panni di Romy, CEO di una grande azienda tecnologica, che intraprende una relazione con un giovane stagista, Samuel (Harris Dickinson). Il film è stato presentato alla 81ª Mostra del Cinema di Venezia, dove Kidman ha ottenuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Attraverso Babygirl, Reijn esplora temi intensi: il desiderio femminile represso, le dinamiche di potere (anche sessuali), la differenza di età, la percezione pubblica del corpo femminile che invecchia. In molti casi il film viene lodato per il coraggio di mettersi in gioco, ma anche criticato per non riuscire sempre a bilanciare tutti questi elementi. Andiamo a vederlo nel dettaglio.
Trama e ambientazione
Romy è una donna potente, sposata, con una vita professionale affermata, ma insoddisfatta emotivamente e sessualmente. Quando lo stagista Samuel entra nella sua vita, la relazione che si sviluppa rompe equilibri personali, etici e professionali. C’è un forte contrasto tra l’immagine esteriore di Romy (la CEO, il potere, l’ordine) e le sue pulsioni interiori, che emergono in modi che la sorprendono, la sconvolgono, la mettono in crisi. L’ambientazione è in gran parte urbana e professionale (New York, uffici di tecnologia / automazione / robotica), scelta che accentua il divario tra ciò che è “pubblico” e ciò che è “privato”. I codici del thriller erotico sono presenti: tensione sessuale, gioco di dominazione/sottomissione, tabù, discrezione visiva, ma anche momenti di esplicito confronto psicologico.
Interpretazioni, cast e performance
Nicole Kidman (Romy) offre un’interpretazione intensa e coraggiosa. Molti critici evidenziano come accetti di mettere in scena la fragilità, i segni dell’età e il desiderio, anche quando ciò comporta esporsi fisicamente e psicologicamente. Harris Dickinson interpreta Samuel, lo stagista molto più giovane, con un misto di vulnerabilità e autorità. Il personaggio non è un semplice oggetto del desiderio, ma gioca un ruolo attivo nel destabilizzare Romy. Altri personaggi (Antonio Banderas in un ruolo significativo, altri comprimari) contribuiscono a restituire le tensioni familiari, morali e sociali che circondano la protagonista. Nonostante la relazione centrale, il film non trascura l’impatto che questa ha nel suo ambiente, nella sua identità, nel rapporto con sé stessa.
Temi principali: sesso, potere, età
Uno degli assi portanti del film è la relazione fra potere professionale e potere erotico. Romy è al vertice in azienda, ha successo, gestione, controllo; ma all’interno della relazione con Samuel si muove in territori in cui perde parte del controllo, o sceglie di perderlo, per esplorare un desiderio che non è solo fisico ma psicologico.
Reijn sembra voler scrivere una storia che non ignori il fatto che molte donne, anche potenti, possano sentirsi isolate riguardo al proprio desiderio, al proprio corpo che cambia, alle aspettative (sociali, estetiche, personali). Il film mette in scena la distanza fra ciò che Romy appare e ciò che sente, le sue contraddizioni. Alcune scene, come quella del latte (milk-scene), diventano simboliche: accettare il gesto significa accettare una parte di sé nascosta.
C’è un evidente gap generazionale fra Romy e Samuel, non solo di età ma anche di ruolo, aspettative, posizioni di potere. Halina Reijn ha dichiarato che voleva “normalizzare” le relazioni con differenze d’età, specialmente quando la donna è più grande, sfidando il maschilismo e lo sguardo patriarcale che tende a marginalizzare il desiderio femminile con l’avanzare dell’età.
Aspetti stilistici, regia, ritmo
A livello visivo Babygirl è curato, con attenzione ai dettagli del corpo (segnali, posture, abiti), all’illuminazione, agli spazi che separano e al contempo intraprendono l’intimità e la distanza. Reijn usa spesso la tensione silenziosa, il non detto, le pause, per far emergere ciò che è represso. Il ritmo è altalenante: ci sono momenti di forte intensità e altri più lenti, quasi riflessivi, che possono rischiare di far calare l’attenzione, specialmente per spettatori meno avvezzi al genere erotico‐psicologico. Alcuni critici segnalano che il film talvolta diventa prevedibile nei suoi sviluppi narrative, oppure lascia intuire più di quanto effettivamente esplori in profondità certe dinamiche.
Punti di forza
- Nicole Kidman in uno dei suoi ruoli più audaci e maturi, che mette in gioco corpo, voce e anima.
- Il film solleva temi culturali rilevanti: il desiderio femminile, l’età, le aspettative sociali, la vergogna, la libertà personale.
- L’idea di potere erotico come scambio, non solo come abuso, pur con tutte le sue ambiguità.
- Buona costruzione visiva ed estetica, che sostiene la tensione erotica senza cadere nel voyeurismo gratuito (secondo molti).
Limiti e critiche
- A volte la profondità psicologica lascia spazio a simboli forti ma non sempre ben connessi: alcuni personaggi secondari sono meno definiti, alcune scelte narrative appaiono prevedibili.
- Non tutti gli spettatori o critici apprezzano la modalità con cui il film gestisce l’erotismo: per alcuni è troppo soft rispetto alle promesse fatte (cioè: si parla molto di sesso, ma si vede poco).
- Il bilanciamento del tono “erotico” vs. “thriller” non sempre convince: in certi punti il film sembra oscillare senza trovare un equilibrio stabile fra i due generi.
- Alcuni sviluppi morali o etici (relazione con internato, le implicazioni) sono accennati più che esplorati, con effetti che possono lasciare lo spettatore in sospeso, senza una piena risoluzione.
Impatto culturale e significato
Babygirl non è solo un esercizio di stile erotico, ma anche un film che entra in un dibattito attuale: come la società percepisce il desiderio femminile, il corpo che invecchia, le aspettative nei confronti delle donne di successo. Reijn vuole rompere certi tabù: che una donna potente possa anche desiderare di essere sottomessa, che si possa esplorare la sessualità dopo i 40/50 anni, che il giudizio sociale non sia l’unica lente. La vittoria della Coppa Volpi per Nicole Kidman a Venezia ne è una testimonianza: è un riconoscimento anche per il coraggio di accettare un ruolo non convenzionale.
Conclusione: per chi è Babygirl e cosa lascia
Babygirl è consigliato a chi ama film che mescolano erotismo, psicologia e riflessione: non è un film d’azione, né un thriller puro, ma una meditazione visiva e sentimentale su desiderio, identità, e contraddizioni interiori. Se sei curioso di vedere come il cinema contemporaneo stia sfidando tabù di età, sguardo, desiderio femminile, questo film offre un’esperienza potente, anche se non perfetta. Se si cerca una trama lineare o un finale rassicurante, Babygirl può dare qualche frustrazione. Ma nel suo genere è una delle proposte più interessanti degli ultimi anni.


