Ivana Mladenović porta a Locarno un film che intreccia memoria personale, lutto e disincanto collettivo
La genesi di un film nato da un manoscritto dimenticato
Quando un film arriva in concorso a un grande festival porta con sé diverse storie: quella che si svolge sullo schermo, quella che appartiene ai personaggi e quella più segreta della sua creazione. Sorella di Clausura, presentato al Locarno Film Festival, nasce da tutte queste dimensioni intrecciate. Non è soltanto il racconto di una donna ossessionata da una pop star, ma anche un atto di fedeltà a un’amicizia spezzata e a una voce letteraria rimasta nell’ombra.
Nel 2018 la regista Ivana Mladenović ricevette dall’amica Anka un manoscritto inedito della scrittrice timișoreana Liliana Peric. Pochi mesi dopo Anka morì tragicamente, e da allora quel testo divenne un lascito prezioso da trasformare in cinema. La regista ha ricordato in conferenza stampa che il film è basato su una storia vera, ma non è un documento realistico: è piuttosto un’opera che vive in quella zona di confine dove realtà e finzione si contaminano fino a diventare indistinguibili.
Stela, una protagonista senza il privilegio del cinismo
La figura centrale del film è Stela, interpretata da Katia Pascariu. Trentaseienne istruita ma senza un impiego stabile, Stela riversa i propri desideri in Boban, cantante balcanico amato dalle masse. La sua passione sfocia in ossessione e rivela una tensione continua tra bisogno d’amore e precarietà sociale.
Pascariu ha definito il personaggio “fearless”: una donna che non può concedersi il lusso di essere cinica perché costretta a resistere a ogni costo. L’energia di Stela è disperata e vitale, e proprio per questo restituisce un ritratto femminile che oscilla tra comicità e tragedia, forza e fragilità.
Boban: mito popolare e scelta personale
Il personaggio di Boban non si ispira a un’unica figura reale ma a un collage di star balcaniche e americane. Mladenović ha raccontato che fino all’ultimo si è sperato di coinvolgere una vera celebrità, ma alla fine la parte è stata affidata al padre della regista. Una decisione che lei stessa definisce “un po’ freudiana”, ma che ha trasformato il film in un progetto familiare, carico di ironia e intimità.
Il casting tra professionisti e volti della vita quotidiana
La regista ha sempre lavorato mescolando attori professionisti e non professionisti. Anche in Sorella di Clausura questa scelta si ripete: nei mercati e per strada sono stati trovati volti segnati dalla vita, portatori di un’autenticità che non può essere recitata. Questa volta, però, accanto a loro sono presenti anche interpreti di formazione classica, in un mix che ha arricchito la messa in scena. Pascariu ha ricordato quanto la sinergia con la regista e con il resto del cast abbia reso il lavoro non solo professionale, ma personale e affettivo.
Romania 2008: tra sogno europeo e crisi globale
Il film affonda le radici nella Romania del 2007-2008, quando l’ingresso nell’Unione Europea aveva alimentato speranze di benessere rapidamente infrante dalla crisi economica globale. Adrian Schiop, co-sceneggiatore, ha sottolineato l’ironia del contesto: fu la Cina socialista a salvare il capitalismo internazionale con enormi iniezioni di liquidità negli Stati Uniti. Questo paradosso fa da sfondo alla vicenda privata di Stela, amplificandone il senso di precarietà e smarrimento.
Umorismo e grottesco come strumenti di resistenza
Uno degli aspetti più caratteristici del film è il tono che mescola melodramma, satira e grottesco. Già nel manoscritto di Liliana Peric si respirava una vena spietata e comica, che Mladenović ha deciso di valorizzare. L’umorismo diventa così una forma di resistenza, un modo per affrontare la solitudine e il dolore senza farsene travolgere. La regista ha spiegato che il vero spirito del film è emerso solo dopo la prima settimana di riprese, quando la troupe e gli attori hanno cominciato a “giocare” sul set, liberando energia creativa e trovando il giusto equilibrio tra disperazione e leggerezza.
Vera e Stela: due modelli di sopravvivenza femminile
Accanto a Stela troviamo Vera, personaggio ispirato all’amica Anka. Vera è una cantante estroversa e generosa, capace di confrontarsi con il sistema dall’interno, sfruttando visibilità e ruolo pubblico per provocare e innovare. Stela, invece, rappresenta la resistenza marginale, l’ostinata sopravvivenza fuori dalle regole. Le due figure, pur opposte, incarnano entrambe le difficoltà e le contraddizioni dell’essere donna in un contesto segnato da precarietà economica e sociale.
La ricezione critica e il valore universale del film
La critica ha accolto Sorella di Clausura sottolineandone l’audacia e la capacità di mescolare registri apparentemente inconciliabili. Cineuropa lo ha definito una “parodia empatica del melodramma romantico”, ICS Film lo ha letto come un “anti-romance satirico”, mentre The Film Verdict ha lodato la prova di Katia Pascariu e l’energia corrosiva dell’opera. In Italia, Cinematografo ha evidenziato il valore del film come ritratto della Romania contemporanea. Non sono mancati i rilievi critici su alcuni squilibri di ritmo o momenti eccessivi, ma in generale l’opinione condivisa è che proprio in questa eccedenza risieda la sua forza.
Un family affair che diventa universale
Per Mladenović, Sorella di Clausura è davvero un “family affair”: un’opera costruita con amici, parenti, non professionisti e collaboratori storici. Ma per lo spettatore è soprattutto un’esperienza universale, un film che affronta il tema del desiderio e della perdita, della solitudine e della resistenza, delle illusioni collettive e del potere liberatorio dell’umorismo. È un’opera che non consola né offre risposte facili, ma accompagna lo spettatore dentro il disincanto, ricordandogli che ridere può essere un modo per sopravvivere.


