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  • 50 anni di Jaws: quando Lo Squalo cambiò per sempre il cinema

Un anniversario che segna la storia del cinema

Il cinquantenario di Lo squalo (Jaws, 1975) non è una semplice ricorrenza. È la celebrazione di un’opera che ha segnato in modo indelebile la storia del cinema mondiale. Diretto da un giovane Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Peter Benchley, il film si impose come un punto di svolta, capace di traghettare Hollywood in una nuova era. Non un semplice thriller marino, ma un modello narrativo e produttivo destinato a influenzare decenni di cinema.

La paura del mare e l’ossessione umana

Tra i grandi temi che emergono nel film, spicca la paura dell’ignoto. Il mare diventa lo spazio dell’invisibile, un confine naturale che sfugge al controllo dell’uomo. Allo stesso tempo, il personaggio di Quint rappresenta l’ossessione, la vendetta personale contro una natura percepita come nemica. Brody incarna la responsabilità civile e il dovere verso la comunità. Hooper, invece, porta con sé la voce della scienza e della razionalità. Tre prospettive diverse che si intrecciano in un racconto poliedrico, dove l’orrore è al tempo stesso fisico, psicologico e sociale.

L’invenzione della suspense moderna

L’aspetto tecnico più rivoluzionario di Lo squalo fu l’uso della suspense come strumento narrativo centrale. I difetti meccanici degli squali costrinsero Spielberg a mostrare il mostro il meno possibile. Da questo limite nacque un linguaggio nuovo: il terrore non era più legato alla visione diretta, ma al suggerito, al non detto, alla presenza invisibile. La colonna sonora di John Williams, con il celebre tema in due note, divenne l’emblema stesso della paura. Una melodia ridotta all’essenziale, ma capace di evocare più di qualsiasi immagine.

L’invenzione del blockbuster estivo

Lo squalo non rivoluzionò soltanto il linguaggio visivo, ma anche l’industria. Fu il primo vero blockbuster estivo, promosso con una campagna pubblicitaria senza precedenti e distribuito in centinaia di sale contemporaneamente. Il successo travolgente cambiò la strategia di Hollywood, inaugurando la stagione estiva come periodo privilegiato per i grandi incassi. La paura collettiva legata alle spiagge divenne fenomeno sociale, dimostrando che il cinema poteva condizionare anche i comportamenti reali.

Al di là della cosiddetta sharksploitation, il film influenzò in modo duraturo l’horror e il thriller. La suspense viene costruita sull’attesa e sul silenzio. La musica è l’anticipazione del pericolo, il villain naturale come metafora di paure profonde. Da allora innumerevoli registi hanno ripreso e reinventato questi strumenti, dimostrando la potenza dell’intuizione di Spielberg.

Citazioni, omaggi e conseguenze culturali: dagli horror marini ai tributi pop

L’impatto di Lo squalo è stato particolarmente evidente nel cinema horror, dove ha creato un vero e proprio sottogenere dedicato agli animali assassini. Film come Piranha (1978) di Joe Dante – prodotto da Roger Corman e considerato quasi una parodia ufficiale – trasportano lo schema narrativo dalle spiagge di Amity a fiumi e laghi infestati da piranha mutanti. Poco dopo, Orca (1977) di Michael Anderson risponde con un cetaceo vendicativo, mentre Grizzly (1976) mette in scena la stessa dinamica con un orso gigantesco in un parco naturale.

Negli anni successivi, il filone si espande: Deep Blue Sea (1999) porta gli squali in un contesto di laboratorio futuristico, con creature geneticamente modificate che incarnano la stessa minaccia invisibile resa celebre da Spielberg. Open Water (2003) punta invece sul realismo estremo, raccontando l’incubo di due sub abbandonati in mare aperto, sfruttando la lezione del “mostro invisibile” fino all’ultimo fotogramma. Più vicino ai giorni nostri, The Shallows (Paradise Beach, 2016) con Blake Lively torna all’essenzialità: una donna sola contro lo squalo, in un conflitto che richiama da vicino la tensione costruita cinquant’anni fa.

Accanto a questi titoli dichiaratamente horror, anche il cinema più commerciale ha saputo richiamare Jaws: Sharknado e la saga dei Mega Shark hanno sfruttato la sua fama per giocare sul grottesco e sull’esagerazione, segno di come l’immaginario dello squalo di Spielberg sia entrato a far parte di un linguaggio condiviso, tra omaggio, parodia e reinvenzione.

Allo stesso tempo, serie e prodotti pop come I Simpson, Family Guy o Caddyshack hanno riproposto gag legate al tema musicale o a scene iconiche, mentre Shark Tale (2004) ne cita esplicitamente la colonna sonora. Il risultato è che Lo squalo non ha solo ispirato opere affini, ma ha ridefinito un’intera grammatica visiva e sonora dell’orrore contemporaneo, diventando modello replicato all’infinito in forme diverse.

Un capolavoro che continua a mordere

Cinquant’anni dopo, Lo squalo resta un film fondamentale e insostituibile. Non soltanto per la perfezione tecnica e narrativa, ma perché riuscì a coniugare intrattenimento popolare e profondità tematica. Ridefinì i confini dell’horror, creò il modello del blockbuster moderno e trasformò la paura in linguaggio universale. La sua influenza è ancora visibile nelle produzioni contemporanee. Jaws continua a nuotare nell’immaginario collettivo come simbolo della potenza del cinema. Lo squalo è ancora capace di mordere con la stessa forza del 1975.

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